QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI CI CONCENTRIAMO SULLA CRESCITA DI TRENT ALEXANDER-ARNOLD: L’INGLESE PIÙ GIOVANE NEL VINCERE TUTTO OLTREMANICA.

Chissà come ci si sente ad aver già vinto praticamente tutto a livello di club a soli 23 anni.

Chissà come ci si sente ad averlo fatto indossando la maglia di quella squadra che si è tifata fin dal primo vagito. Con la maglia di quella squadra che addosso ci si sente come una seconda pelle.

Interrogative indirette le cui risposte possono esserci date da Trent Alexander-Arnold, ragazzo che a 23 anni e 219 giorni può già considerarsi Re d’Inghilterra. Re dell’attuale calcio inglese.

Grazie alla FA Cup vinta ai calci di rigore contro il Chelsea lo scorso weekend, il terzino del Liverpool ha infatti completato la sua collezione di trofei, diventando il più giovane calciatore inglese nella Storia a conquistare tutti e sei i trofei più importanti con un club inglese.

Sensazionale!

Un sextuple pregiato che oltremanica in carriera, prima della vittoria del Liverpool a Wembley, avevano conquistato solamente altri cinque calciatori: Ryan Giggs e Denis Irwin (con il Manchester United), Cesar Azpilicueta e Andreas Christensen (con il Chelsea) e James Milner (tra Manchester City e Liverpool).

Nessuno era però mai riuscito a farlo in così giovane età.

“Ti senti speciale. Crescendo non pensi di poter vincere tutti questi trofei. Pensi sia incredibile. Esserci riuscito così giovane, è un sogno che si avvera per me e mi spinge a vincerne tanti altri. Il cielo è il limite. Voglio spingermi al massimo e non essere mai soddisfatto, continuando però a tenere la testa bassa”.

Parole da vincente. Come è Alexander-Arnold.

SEXTUPLE

Nella stagione in cui il suo Liverpool è alla (complicatissima) caccia di quello che sarebbe uno storico quadruple, Alexander-Arnold ha già raggiunto, agguantato e catturato la sua preda personale più desiderata: il già citato sextuple.

Champions League vinta contro il Tottenham Hotspur a Madrid nel 2019.

Supercoppa europea alzata al cielo di Istanbul dopo aver superato il Chelsea ai rigori nello stesso anno.

Mondiale per Club conquistato ai danni del Flamengo in Qatar sempre nel 2019.

Premier League dominata e vinta con 18 punti di vantaggio sul Manchester City nel 2020.

Coppa di Lega vinta contro il Chelsea ai calci di rigore nel 2022.

FA Cup conquistata ancora contro il Chelsea, ancora ai calci di rigore, lo scorso fine settimana.

Quadro completato.

Con Alexander-Arnold che in tutte queste cavalcate trionfali nelle diverse competizioni ha sempre ricoperto un ruolo da protagonista.

Come ha dimostrato ancora una volta sabato scorso, quando nei 120’ ha disputato una delle sue migliori partite in stagione, trasformando poi anche il quarto calcio di rigore per il Liverpool nella sfida dagli undici metri, spiazzando Edouard Mendy sulla sua sinistra.

PROTAGONISTA

Sebbene il premio di Man of the Match sia finito nelle mani di Luis Diaz, a nostro avviso il migliore in campo nella finale di FA Cup tra Liverpool e Chelsea è stato invece proprio Trent Alexander-Arnold.

In una finale molto equilibrata e che ha visto lo 0-0 imporsi fino ai tanto amati od odiati calci di rigore, il terzino dei Reds è stato il migliore tanto nella fase offensiva quanto soprattutto in quella difensiva.

Se a catturare l’occhio è stato il suo illuminante lancio di esterno destro a tagliare il campo in verticale e a mettere Luis Diaz solo davanti a Mendy (con il colombiano che non è però riuscito a segnare, ndr), a catturare il cuore sono state le tre chiusure difensive che non hanno permesso al Chelsea di sbloccare il risultato.

Tre diagonali perfette, a copertura del secondo palo. Sempre ad anticipare all’ultimo respiro un avversario pronto a spedire la palla in rete.

Quasi a voler dimostrare a chi spesso lo critica per la sua scarsa compostezza e attenzione in difesa di essere cresciuto molto anche sotto questi aspetti.

“Alexander-Arnold oggi è stato il migliore in campo. Abbiamo visto tanta qualità, ma lui è stato superiore a tutti”.

Queste le parole con le quali Andy Townsend, centrocampista del Chelsea negli anni ’90, ha commentato a talkSport la prestazione offerta dal terzino del Liverpool in finale di FA Cup.

Non possiamo essere più che d’accordo.

RE DEGLI ASSISTS

Dopo aver contributo in questa stagione a riportare in casa Liverpool una Coppa di Lega che mancava dal 2012 e una FA Cup che mancava dal 2006, quando i Reds di capitan Steven Gerrard si imposero ai calci di rigore sul West Ham United a Cardiff (dopo aver chiuso i 120’ sul risultato di 3-3, ndr), Alexander-Arnold punta a scavalcare il Manchester City nell’ultima giornata di Premier League (al Liverpool serve vincere e sperare in una non vittoria dei Citizens contro l’Aston Villa di Gerrard, ndr) e a consumare la più classica delle rivincite contro il Real Madrid in finale di Champions League.

Oltre agli obiettivi di squadra, il talento inglese punta però anche ad alcuni obiettivi personali.

È stato infatti inserito nella lista dei candidati per il premio di “Giovane dell’Anno” e “Giocatore dell’Anno” in Premier League ed è molto vicino a riscrivere un record.

Forniti fin qui 12 assists ai compagni in campionato, Alexander-Arnold è infatti a -1 dal record di passaggi vincenti accumulati da un difensore nel corso di una stagione di Premier League.

Un record che appartiene già a lui, visto che nel 2019/20 fu capace di collezionare 13 assists.

Uno in più di quelli messi in fila nel 2018/19, quando con 12 assistenze superò il vecchio primato (11) dei due ex Everton Leighton Baines e Andy Hinchcliffe, vedendo così inserire il proprio nome nel grande libro dei Guinness World Records.

Ora, con una partita di campionato ancora da giocare, il sogno personale di Alexander-Arnold sarebbe quello di mettere in fila altri due assists, arrivando così a 14 e raggiungendo un nuovo apice.

Estendendo poi il discorso al numero totale di assists accumulati in carriera da un difensore in Premier League, il primato da superare è quello stabilito ancora una volta da Leighton Baines, con 53 passaggi vincenti in massima divisione inglese.

Un numero ormai facilmente avvicinabile sia da Alexander-Arnold che dal compagno di squadra Andy Robertson, visto che entrambi hanno già scollinato la vetta dei 40 assists.

Più lontano il record di Ryan Giggs. Con 162 assistenze, il gallese ex Manchester United è il miglior assistman nella storia della competizione.

MOLTO PIÙ CHE UN TERZINO

Oltre agli assists, in Trent Alexander-Arnold c’è però molto di più.

Il figlio di West Derby, sobborgo di Liverpool a un battito di ciglia dal vecchio centro di allenamento di Melwood dei Reds, è infatti molto più che un terzino.

Quel training centre Alexander-Arnold ha imparato a conoscerlo quando non aveva neppure cinque anni e con il fratello maggiore Tyler, e poi con il minore Marcel, si arrampicava su qualche cassonetto a bordo strada per provare a sbirciare gli allenamenti del suo amato Liverpool da oltre il muretto.

Il sogno era infatti uno e solo uno: entrare a far parte di quella squadra un giorno.

E a sei anni quel sogno iniziò a prendere forma.

“Il Liverpool aveva organizzato dei training camp per bambini della mia età e la mia scuola [St. Matthew] ricevette sei o sette inviti. Ovviamente tutti volevamo andarci, allora furono pescati dei nomi da un cappello. Per fortuna il mio uscì”.

Una rivelazione fatta dallo stesso Alexander-Arnold a FourFourTwo nel 2018 e che spiega come la sua carriera in maglia Reds abbia avuto inizio.

In occasione di quei training camp, il giovanissimo Trent ci mise pochissimo infatti a mettersi in mostra, catturando subito l’attenzione di uno scout, il quale chiese a mamma Dianne di riportare il figlio agli allenamenti successivi (era lei che si occupava di seguire la carriera del figlio, visto che papà Michael lavorava a Londra, ndr).

Fu così che, su intuizione di Ian Barrigan (scout del Liverpool dal 1997), Alexander-Arnold entrò a far parte del Liverpool a sei anni, passando da indossare la sola maglia del Country Park a Croxteth a vestire anche quella delle giovanili dei Reds (nel weekend giocava tre o quattro partite, dividendosi tra l’U6 e l’U8 del Liverpool e il suo club locale, ndr).

Dotato già di natura di una qualità tecnica fuori dal comune, è qui che ha iniziato a formarsi concretamente come calciatore, dividendosi tra vari ruoli.

Nell’Academy del Liverpool Alexander-Arnold ha infatti giocato come ala, come attaccante, come difensore e soprattutto come centrocampista.

Ha capitanato l’U16 e l’U18, con l’obiettivo di accrescere anche la propria leadership, ed è proprio in quel periodo che iniziò a giocare stabilmente come terzino, sotto la guida tecnica dell’allenatore olandese Pep Lijnders.

“Era chiaro che quella fosse la posizione giusta per arrivare più rapidamente in prima squadra”.

Dichiarerà poi Alexander-Arnold nel 2018.

E così fu.

IN MEZZO AI GRANDI

“Nel 2005 ho vissuto la mia prima partita ad Anfield. Era una partita di Champions League contro la Juventus e fu in quel momento che capii di voler giocare in quello stadio. Non ho mai pensato di non potercela fare”.

Così Alexander-Arnold ha raccontato la sua prima esperienza allo stadio del Liverpool nel corso di una chiacchierata con la leggenda dell’Arsenal Ian Wright organizzata da Red Bull TV.

Idee chiare e grandi sicurezza in se stesso. Due doti che quel ragazzino nato il 7 ottobre del 1998 ha sempre avuto.

E chissà se a quella prima volta ad Anfield ci abbia ripensato il 25 ottobre del 2016, quando contro il Tottenham Alexander-Arnold fece il suo debutto con la maglia dei Reds, in una gara di Coppa di Lega.

“Quel giorno è ancora quello che mi rende più orgoglioso. Nulla di quello che sarò in grado di fare potrà mai superarlo”.

A gennaio del 2017 arrivò poi l’esordio in Premier League contro il Manchester United a Old Trafford, con Jürgen Klopp che gli comunicò di volerlo schierare titolare solamente tre ore prima della partita.

Seguiranno poi oltre 100 presenze nelle sue prime tre stagioni tra i professionisti, una finale di Champions League persa contro il Real Madrid a meno di due anni dal proprio debutto e tanti successi.

“Da piccolo passavo ogni momento a giocare a calcio con i miei fratelli. Tornati da scuola, che fosse in giardino o in casa, giocavamo a calcio fino a quando era ora di cena. Tutti e tre volevamo diventare dei calciatori, ma i miei fratelli hanno dovuto mettere da parte i loro sogni per permettermi di realizzare il mio (il fratello maggiore, Tyler, doveva rinunciare spesso ai propri allenamenti per portare Trent ai suoi e restare a seguirlo, ndr)”.

Sacrifici che hanno dato i frutti sperati.

Nonostante qualche iniziale periodo di difficoltà.

L’IMPORTANZA DELLA SQUADRA

Nelle sue prime stagioni al Liverpool, Alexander-Arnold ha dovuto convivere spesso con Joe Gomez, giocatore che Klopp preferiva schierare nelle partite più delicate, a svantaggio del giovane Trent.

Il manager tedesco in quel periodo considerava infatti l’ex Charlton Athletic un giocatore migliore dal punto di vista difensivo e per questo sceglieva spesso di dare fiducia a lui anziché ad Alexander-Arnold nei cosiddetti big matches.

Ad aiutare il giovane Trent a non perdere la fiducia in se stesso in quei momenti fu allora il capitano Jordan Henderson, capace di far sentire sempre il compagno di squadra all’altezza e spingendolo a migliorarsi anche come difensore.

Missione compiuta.

Con Alexander-Arnold che è riuscito a diventare un titolare pressoché inamovibile, nonché, oggi, il miglior interprete al Mondo nel proprio ruolo.

Una crescita costante che lo ha visto diventare il giocatore più giovane nella storia del Liverpool a giocare una finale di Champions League, uscendone però sconfitto contro il Real Madrid nel 2018 a Kiev.

Ha poi debuttato anche con l’Inghilterra in amichevole contro il Costa Rica nel 2018, venendo poi convocato dal CT Gareth Southgate per la Coppa del Mondo in Russia nello stesso anno, dove collezionò una presenza contro il Belgio nei gironi.

Eleggibile sia per la Nazionale degli USA che per quella della Scozia (per parentele materne, ndr),  Alexander-Arnold non ha mai avuto alcun dubbio sul fatto di voler indossare la maglia dell’Inghilterra. Il suo sogno resta infatti quello di vincere un Mondiale con i Tre Leoni e di diventarne il capitano (così come del Liverpool).

L’IMPORTANZA DELLA TESTA

Suo zio, John Alexander, fu un attaccante di Millwall, Reading e Northampton Town e tra gli anni ’70 e ’80 ricoprì il ruolo di segretario all’interno del Manchester United.

Sua nonna materna, Doreen Carling, fu invece una delle prime fidanzate in gioventù di Sir Alex Ferguson, quando la leggenda dei Red Devils viveva ancora a Glasgow.

Trent Alexander-Arnold profondi legami con il calcio li ha quindi sempre avuti, ma a portarlo al successo come giocatore è stata la sua forza mentale.

Da sempre convinto di riuscire a dare il meglio di sé nelle sfide personali, il terzino inglese fin da bambino amava confrontarsi singolarmente con i propri amici in piccole gare d’abilità, per mettersi costantemente alla prova e spingersi a superare i limiti già raggiunti.

Alexander-Arnold si è infatti sempre considerato il giocatore più competitivo in tutte le squadre di cui ha fatto parte e questa primordiale voglia di essere il numero uno è ben visibile nel documentario Trent’s Vision.

Realizzato da Red Bull TV, vede il giocatore del Liverpool confrontarsi con sfide personalizzate per migliorare le proprie doti visive. Sfide create per lui dal Dr. Daniel Laby, un oculista di New York che nel corso della sua carriera ha aiutato diversi sportivi a migliorare le proprie prestazioni in campo.

“Da bambino ero sempre considerato uno dei migliori. Ero tra i tre, cinque giocatori migliori, ma non ero mai il migliore. Non ero mai il numero uno. E odiavo questa cosa”.

 UN TERZINO A CENTROCAMPO

Per essere i migliori nel proprio ruolo sono necessarie due doti.

La prima è la capacità di saper riutilizzare, al momento opportuno, gli insegnamenti appresi nel passato.

La seconda è il coraggio di saper osare, credendo sempre nelle proprie capacità.

E Alexander-Arnold, soprattutto in questa stagione, ha dimostrato di possedere entrambe queste doti.

Cresciuto nel mito di Steven Gerrard, giocatore che ha sempre considerato un idolo e che ha sempre voluto imitare (a essere più precisi lo imitava proprio da ragazzino, quando faceva finta di essere Stevie G ogni volta che si ritrovava a calciare una bottiglietta o un sasso per strada), Alexander-Arnold ha modificato sensibilmente il proprio modo di interpretare il suo ruolo di terzino.

Se ci soffermiamo ad analizzare i suoi movimenti in campo, salta subito all’occhio come quest’anno il numero 66 del Liverpool (numero di maglia che non si è scelto, ma gli è stato affidato all’esordio, ndr) si accentri spesso, finendo con lo scambiarsi con il mediano.

Sono infatti innumerevoli le occasioni in cui, in un’azione d’attacco del Liverpool, Alexander-Arnold si porta verso il centro del campo, lasciando spazio sulla fascia sinistra per un centrocampista.

Una mossa molto simile all’arrocco utilizzato nelle partite di scacchi (sport amato da Alexander-Arnold, che ha anche giocato contro il Campione del Mondo, Magnus Carson, ndr), dove il Re (in questo caso il terzino), si scambia di posizione con la torre (in questo caso il mediano), creando una nuova situazione sullo scacchiere e costringendo l’avversario a pensare a una contromossa.

Un espediente tattico utilizzato spesso quest’anno da Alexander-Arnold con la complicità di Jordan Henderson o di Harvey Elliott e concordato ovviamente con Klopp.

“Molte occasioni che ho creato in questa stagione, le ho create da una posizione più centrale, al limite dell’area. È ottima come posizione, perché si è più vicini alla porta e i difensori hanno meno tempo per reagire e tu hai più spazi per attaccare”.

Ha spiegato lo stesso terzino a The Athletic, sottolineando come gli piaccia molto questa nuova interpretazione del suo ruolo.

“L’idea è stata del manager [Klopp]. Mi ha dato più libertà di spostarmi nel mezzo e questo aiuta sia la nostra difesa che l’attacco”.

Con un Alexander-Arnold spesso nel mezzo, il Liverpool riesce infatti a portare più qualità nel vivo dell’azione offensiva, attirando la difesa avversaria e creando più spazi sugli esterni.

In caso di perdita del pallone, la squadra dispone poi di un uomo in più a centrocampo per tentare un rapido recupero dello stesso (visto che il centrocampista che si è spostato in fascia verrà subito chiamato a stringere).

Un’impostazione che permette al terzino inglese di triangolare spesso con l’ala offensiva e il mediano, svolgendo una sorta di ruolo da trequartista. E a beneficiarne sono stati anche i numeri di Mohamed Salah, miglior marcatore e miglior assistman fin qui in Premier League quest’anno.

“Il mio rapporto in campo con Salah è naturale. Parliamo spesso durante la partita e ci diciamo dove stare e come muoverci in sincronia per sfruttare le debolezze dell’avversario. Quest’anno abbiamo anche imparato a capire ancora meglio i nostri segnali e i movimenti del nostro corpo”.

MENO CROSS, PIÙ PERICOLOSITÀ

Dotato di un’ottima memoria fotografica, Alexander-Arnold sa sempre dove si trovano i compagni in campo e come servirli al meglio.

Ama ricevere la palla sui piedi, più che sulla corsa (come preferisce invece l’altro terzino Andy Robertson), e, grazie alla sua incredibile rapidità nel rilascio del pallone, riesce spesso e volentieri a mettere gli attaccanti a tu per tu con il portiere.

Molto preciso nei cross, preferisce effettuarli dalla trequarti campo piuttosto che dal fondo, perché è da quella posizione che riesce a mettere meglio la palla nello spazio vuoto tra difesa e portiere (tra il dischetto del rigore e l’area piccola per intenderci), creando le maggiori difficoltà agli avversari.

Nel corso delle stagioni ha iniziato però a crossare di meno e a toccare più palloni, rientrando in una tendenza seguita da tutta la Premier League.

Se nel 2012/13 un terzino toccava infatti il 22,7% dei palloni nella trequarti campo avversaria ed effettuava 2.9 cross a partita, nel 2021/22 i palloni toccati in quella fetta di campo sono saliti al 26,8%, mentre i cross per partita sono scesi a 2.5 (-13,6%).

Dati Opta, utilizzati negli approfondimenti a cura di The Analyst, che dimostra come i terzini in Premier League oggi tocchino molti più palloni rispetto a nove anni fa, crossando però molto meno, ma risultando più pericolosi.

Se nel 2012/13 le occasioni da goal create dai terzini erano il 15,9%, nel 2021/22 questo dato è salito al 20,4% (media tra i diversi clubs di Premier League, ndr), nonostante la percentuale dei cross dalla trequarti si sia abbassata da 27,5% al 19,5%, negli stessi anni.

Si crea in modo diverso e Trent Alexander-Arnold ne è la dimostrazione.

Il terzino del Liverpool tocca infatti la maggior parte dei palloni nella zona centrale della metà campo avversaria e crea da lì le azioni più pericolose, senza più spingersi continuamente fino a fondo campo.

Una situazione che si è vista bene nel Merseyside derby giocato contro l’Everton il 1° dicembre 2021, per esempio.

“Per noi Alexander-Arnold è tante cose sul campo. Gioca in tante posizioni, perché è maturato parecchio”.

Ha recentemente detto Klopp a vantaggio del proprio terzino, come riportato da The Coaches’ Voice, difendendolo anche dalle tante critiche spesso mossegli per la sua scarsa propensione a difendere (in finale di FA Cup abbiamo visto che non è proprio così invece).

JUST A NORMAL LAD FROM LIVERPOOL

Amante della pasta alla carbonara, delle passeggiate con i suoi cani e di Los Angeles, destinazione preferita per una vacanza, Trent Alexander-Arnold si considera solamente un “normale ragazzo di Liverpool il cui sogno si è realizzato”.

O per meglio dirla a suo modo, “Just a normal lad from Liverpool whose dream has just come true”.

Una frase impressa anche sul muro di Sybil Road, dove l’artista francese Akse gli ha dedicato un murales, su commissione della fanzine The Anfield Wrap.

Frase che Alexander-Arnold pronunciò dopo la vittoria nella finale di Champions League nel 2019, il suo primo trofeo con il suo amato Liverpool.

Non il più importante però, dal momento che lo stesso giocatore non ha mai nascosto di considerare di maggior valore la Premier League vinta la stagione successiva, visto tutto quello che quella coppa significava per la città (il Liverpool non vinceva un titolo di prima divisione da 30 anni e quella è stata anche la prima Premier League conquistata dai Reds da quando il campionato è così stato rinominato nel 1992, ndr).

Coppa la cui importanza potrebbe essere superata solamente da quella di un Mondiale, ultimo grande desiderio di Trent Alexander-Arnold.

Costretto a saltare Euro 2020 a causa di un infortunio muscolare alla coscia, il “normale ragazzo di Liverpool” in Qatar il prossimo novembre vuole esserci assolutamente, per provare a spingere i Tre Leoni alla conquista di un trofeo che manca dal 1966 e che lo farebbe sentire ancora di più Re d’Inghilterra.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

[INTERAGISCI CON NOI! Hai in mente una particolare storia di calcio britannico di cui vorresti leggere un nostro approfondimento nella rubrica FA – Football Addicted? Lascia un commento in risposta alle nostre stories Instagram o scrivici un messaggio. Il tema della prossima puntata potresti sceglierlo tu!]





Source link