Novembre 2011, il video, ripreso da un iPhone 4, inquadra coach Miki Sanchez vestito come dovesse scalare i Pirenei perché il freddo a Valladolid può essere intenso. Si appoggia a un cesto colmo di palle che lancia con un automatismo tipico di chi ha ripetuto quel gesto milioni di volte. «Armado corto y alarga! Bien, Arturo» ripete come una cantilena. Arturo è un ragazzino di nove anni impegnato a giocare una serie infinita di uscite di parete di dritto, senza proferire parola, né un lamento. Il padel l’ha conosciuto grazie a suo padre e ai due campi pubblici installati dal comune di Mojados, ventisei chilometri da Valladolid. Il bimbo mostrava coordinazione e una certa predisposizione, pur senza vincere granché. Ha dovuto attendere la pubertà per trasformarsi da Arturito a Coello, un ragazzotto di un metro e 90, con un’apertura alare da albatros e una potenza da far spavento. D’improvviso, da un chico mediamente dotato è diventato un crack. Il Predestinato, perché non si trova un addetto ai lavori che non gli pronostichi un futuro da numero uno del mondo. A partire da Fernando Belasteguin, suo attuale compagno d’avventura, che conosce bene quella sensazione, avendola provata per 16 anni. Un traguardo che Coello proverà a raggiungere in fretta, insieme a un nuovo compagno che dovrebbe essere Agustin Tapia, per una coppia da highlights in loop.

Il 2022 si sta rivelando una stagione molto brillante: cosa dovrebbe accadere per definirla perfetta? (1)
Vincere altri tornei. Ne abbiamo conquistati tre ma potevamo fare anche meglio. L’obiettivo era entrare nelle prime quattro coppie e poi provare a vincere il Master Final. Vedremo…

(1)  Nel momento in cui scrivo, Coello ha vinto tre tornei del World Padel Tour, a Miami, Madrid e Amsterdam. Nel frattempo ha annunciato che a fine anno scioglierà il suo accordo con Fernando Belasteguin ed è quasi certo che giocherà in coppia con Agustin Tapia. Chiuderà la stagione con il Master Final del World Padel Tour e la chiara intenzione di vincerlo.

Slider
TEST!: Head Delta Pro, la racchetta di Coello

Molti ti indicano come l’evoluzione moderna del giocatore di padel: alto, forte, potente.
Mah, ci sono tanti giocatori di grande livello che esprimono un certo tipo di padel e possono diventare dei fenomeni. Sono un ragazzo normale che ama infinitamente questo sport ed è disposto a fare i sacrifici necessari per arrivare al top.

Questa stagione hai giocato con un fuoriclasse di 42 anni come Fernando Belasteguin che ha vissuto un padel molto diverso da quello attuale: quanto sta cambiando il gioco?
La palla viaggia più rapida e i giocatori sono atleticamente molto preparati, ma non si deve pensare che stia diventando uno sport di sola potenza e fisicità. Ci sono giocatori come Javi Rico o Coki Nieto che esprimono un padel che si potrebbe definire antico ma che sono super competitivi: il bello di questo sport è che si può avere successo interpretandolo in maniera diversa. È la varietà che lo rende così divertente. Poi ci sono fenomeni come Fernando che hanno saputo adeguarsi al cambiamento rimanendo sempre a un livello altissimo.

Ti ricordi il tuo primo match da professionista?
Nel 2017 a Lisbona con Alberto Rea, abbiamo perso al secondo turno delle pre-qualificazioni. (2) 

(2) Si trattava del torneo di Lisbona del WPT Coello e Rea vinsero al primo turno contro Tiago Santos e Pedro Plamtier per 6-3 6-0, poi persero da José Maria Mouliaa e Alvaro Garcia per 6-4 6-2. Il torneo lo vinse… Fernando Belasteguin, in coppia con Pablo Lima (6-2 1-6 6-1 in finale su Sanyo e Paquito). C’erano anche Lebron (con Adrian Allemandi) e Galan (con Juan Cruz Belluati): persero rispettivamente al secondo turno e negli ottavi di finale.

Quando eri un ragazzino, avevi già l’obiettivo di diventare un giocatore professionista?
Al principio il padel era semplicemente un gioco, poi quando ho capito di avere certe abilità, allora ho cominciato a prenderlo più seriamente. È un sentimento che è cresciuto piano piano e i risultati mi hanno spinto a impegnarmi sempre di più perché ho capito che c’era la possibilità di diventare un professionista e di godere di quello che mi piaceva fare.

Com’è giocare al fianco di una leggenda come Bela?
La fortuna è allenarsi sempre con il miglior giocatore della storia perché quotidianamente imparo qualcosa, anche solo osservando la meticolosità con la quale si prepara. Giocare insieme non mi crea pressione; anzi, è un’opportunità unica di crescita. Lui è un esempio in tutti gli aspetti del padel e in realtà mi sento molto tranquillo nel giocargli a fianco.

Se potessi scegliere il tuo compagno ideale, quali caratteristiche dovrebbe avere?
Al principio serviva un giocatore molto preparato nella fase difensiva dove io avevo qualche limite, poi quando sono migliorato sotto questo aspetto, la giusta alchimia con il compagno è diventata la priorità. Ho bisogno di qualcuno con le mie stesse ambizioni e lo spirito di sacrificio per arrivare al top. 

«Il padel è in evoluzione ma non è solo potenza e fisico. Basta vedere quanto sono competitivi Coki Nieto e Javi Rico. il bello è che si può avere successo interpretandolo in maniera diversa»

Slider

Giocare con un mancino è come trovare un tesoro: è vero?
Credo che il vantaggio sia la scarsa abitudine che hanno i destri ad affrontare un mancino. Per il resto non credo ci siano dei vantaggi nell’esecuzione dei colpi o in una giocata tattica. Ognuno ha le sue caratteristiche e un mancino deve sfruttarle. Per esempio, non c’è dubbio sul lato in cui giocare…

Lebron e Galan al meglio sono davvero imbattibili?
Mmh… se giocano al top sono attualmente la miglior coppia del mondo e i risultati lo testimoniano. Però non esiste una coppia che gioca sempre al massimo e che sia imbattibile. Certamente sono i più difficili da affrontare.

Però molti addetti ai lavori pensano che la miglior coppia possibile sarebbe Galan in coppia con… Coello.
Abbiamo giocato insieme l’anno scorso ai Mondiali di Doha e ha funzionato bene, mi sentivo a mio agio ma credo che valga per chiunque che giochi al fianco di un fenomeno come Ale. Chissà, magari in futuro capiterà di giocare insieme: siamo entrambi giovani e spagnoli, lui è già un numero uno e quindi sarebbe certamente un privilegio. (3)

(3) In finale contro l’Argentina ai Mondiali di Doha 2021, il capitano spagnolo Juanjo Gutierrez scelse di dividere la coppia Lebron/Galan e di accoppiare quest’ultimo con Coello. La stampa spagnola definì il team in-tra-ta-ble dopo la vittoria (6-1 7-5) contro Tapia e Sanyo. Il punto decisivo arrivò comunque da Paquito e Lebron (7-5 al terzo contro Di Nenno e Belasteguin, per larghi tratti in controllo della partita). Si fosse arrivati al terzo e decisivo incontro, Chingotto e Tello sarebbero partiti favoriti contro Ale Ruiz e Momo  Gonzalez.

«Io numero uno del mondo? Ojala! Lavoro per quello, è un sogno ma anche un obiettivo. E da Bela imparo ogni giorno»

Quest’anno si è parlato molto di regolamento, di medical time-out e toilet break, con diverse polemiche sul comportamento di alcuni giocatori, a partire proprio da Galan e Lebron: è arrivato il momento di avere delle regole più precise?
È un argomento interessante e che va approfondito dai giocatori e dagli organizzatori dei circuiti. Il padel è uno sport in evoluzione e quindi si deve stare al passo anche nel settore arbitrale. Non ho visto i match di Lebron e Galan dove ci sono state delle polemiche ma credo che il discorso sia più generale. I giocatori si impegnano ogni giorno per migliorare, lo stesso deve accadere in tutti gli altri settori.

Nel 2025 il numero uno del mondo sarà Arturo Coello: c’è da scommetterci?
Ojalá! Spero in qualche momento della mia vita di essere in grado di arrivare in cima al ranking mondiale. Chiudere una stagione da numero uno del mondo è un sogno ma anche un obiettivo. Mi impegno ogni giorno per diventare più forte, più competitivo e un giorno spero di riuscire ad arrivare lassù.

La tua giornata tipo quando non sei impegnato in torneo?
Durante la preparazione invernale mi alleno per sette ore al giorno, in campo e in palestra, oltre alle sessioni con lo psicologo, il nutrizionista e il fisioterapista. In piena stagione, nelle pause dei tornei, il carico è invece di circa quattro ore al giorno.

Quante persone compongono il team di un giocatore professionista di alto livello?
Principalmente ci sono Fer (4), il suo coach Miguel Sciorilli, il mio, Gustavo Pratto, quindi il preparatore fisico, il podologo, lo psicologo, il nutrizionista, il manager. Credo sia ormai necessario avere uno staff completo che permetta di competere nelle migliori condizioni.

(4) Fer sta per Fernando Belasteguin e sembra fare ancora effetto a un teen-ager avere una tale confidenza con il giocatore più vincente della storia.

«Se perdo un match per un errore del mio compagno, la prendo con filosofia. Può succedere a entrambi, bisogna accettarlo»

Com’è allenarsi con Gustavo Pratto? Sembra un coach dall’atteggiamento piuttosto severo.
Severo ma onesto, ci intendiamo bene. Ha un carattere forte ed è il miglior coach che abbia mai conosciuto.

Cosa ti piaceva di più del padel quando hai cominciato e cosa rappresenta adesso?
All’inizio era un divertimento, ora è un lavoro, ma pur sempre il miglior lavoro che avrei potuto immaginare. Sono sempre felice quando posso scendere in campo. (5) 

 (5) Ho avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con Pratto l’anno scorso, un tipo tosto, capace di tenere un corso per maestri in shorts a zero gradi e senza mai perdere l’attenzione in quattro ore di lezione. Ricordo un paio di frasi in particolare: «Allenare è una vocazione: i miei giocatori sanno che quando perdono io soffro più di loro e che, quando torno a casa, rifletterò su quella partita più di quanto faranno loro». E poi: «Nel padel attacco e difesa si mixano nello stesso scambio e tutti i giocatori devono saper fare entrambe le fasi. La gente valorizza soprattutto l’attacco perché non capisce quanto è difficile difendere!». Un tipo alla Toni Nadal, di quelli a cui non piacciono gli alibi, ideale per crescere una giovane promessa. E comunque, anche Bela lo ascolta con un certo rispetto.

Cambia qualcosa tra giocare un torneo del World Padel Tour e uno del Premier Padel?
Molte cose. Le sensazioni sono diverse e lo scenario in cui si gioca ha un’influenza notevole. Quando abbiamo giocato in un luogo storico come il Foro Italico, con tanta gente così entusiasta, è stata una scarica di adrenalina impressionante. È così che ho sempre immaginato lo sport professionistico di alto livello ed è così che mi piacerebbe viverlo.

Nel padel si nota un certo fair play tra i giocatori in campo, una situazione rara nello sport professionistico?
Vero. Personalmente ho una buona relazione con tutti ma cerco di separare i ruoli perché alla fine sono dei rivali che devi cercare di battere ogni settimana. Lottiamo per gli stessi obiettivi e questo devi averlo ben chiaro in testa: in campo vedo un rivale prima di un amico. Però è positivo che ci sia grande sportività, certamente più che in altri sport: il rispetto per l’avversario è un fattore determinante.

Come si lavora nel padel a livello psicologico?
Uno sport che evolve ti pone davanti situazioni sempre diverse e alle quali non sei abituato, quindi è importante analizzarle dal punto di vista mentale, imparare a gestire i momenti di pressione, a conoscere meglio se stessi. Lo sport professionistico è spesso una battaglia mentale. 

Il padel è uno sport di coppia e quindi complesso: per esempio, come si riesce ad accettare una sconfitta causata da un errore del proprio compagno?
Io la prendo con filosofia. Nessuno sbaglia intenzionalmente, si cerca sempre di dare il meglio ma qualche volta semplicemente si sbaglia. È una cosa naturale e può succedere a entrambi, quindi bisogna saperla accettare. Siamo umani e una cattiva giornata può capitare, anche perché giochiamo tanti tornei in un anno.

Arturo Coello in coppia con Fernando Belasteguin. Nonostante gli ottimi risultati ottenuti in stagione, Coello ha deciso di separarsi dalla Leyenda: con molta probabilità, giocherà insieme ad Agustin Tapia.

Nel 2024 giocherai ancora il World Padel Tour?
Non ti posso rispondere perché non conta la mia opinione ma quella dell’Associazione Giocatori: si tratterà di una decisione comune. L’importante è restare uniti e pensare alla crescita del padel che sta diventando un fenomeno mondiale e chissà fin dove potrà arrivare.

Pensi che serva ancora molto tempo perché un giocatore europeo che non sia spagnolo riesca a essere presente con costanza nel tabellone principale dei tornei professionistici?
Ho giocato contro uno svedese, Daniel Wyndahl, che ci ha trascinato al terzo set: è già un segnale. Il padel sta crescendo ovunque e particolarmente in Svezia, Italia e Francia, quindi penso che in meno di dieci anni avremo giocatori di queste nazioni presenti nelle fasi finali dei tornei. Sarebbe importante anche per il circuito mondiale avere giocatori competitivi di varie nazionalità.

All’Italia sei legato perché sei stato messo sotto contratto dalla squadra di Milano Padel da quando avevi 16 anni. Ora che il team ha conquistato la Serie A, l’anno prossimo ti vedremo competere con la squadra milanese?
Certamente. Il legame con Antonio Civita (6) e con tutto il team di Milano Padel è molto forte e di lunga durata perché hanno creduto in me quando era un ragazzino e quindi non vedo l’ora di scendere in campo con loro per provare a vincere il campionato. 

(6) Antonio Civita è CEO di Panino Giusto, un’istituzione nella gastronomia milanese. Buon giocatore di seconda categoria e patron della squadra di Milano Padel, tre anni fa ha lanciato un progetto che l’ha portato dalla Serie D alla Serie A. Ha coinvolto tanti top player italiani ma, con grande fiuto e l’ottima consulenza di Miki Sanchez, anche due ragazzini particolarmente promettenti: Arturo Coello e Mike Yanguas.

Ma cosa può rappresentare la Serie A italiana per chi ambisce a diventare il numero uno del mondo?
Io voglio sempre vincere, di qualsiasi manifestazione si tratti. E non dimentico l’appoggio che ho ricevuto quando ero solo un ragazzo che voleva diventare un professionista e quindi cercherò di ripagare questa fiducia giocando sempre al massimo delle mie possibilità.

Parliamo della tua pala, la Head Delta Pro: cosa ti piace nello specifico e quanto è personalizzata?
È sostanzialmente la stessa, anche per quanto riguarda il nucleo, è solo un po’ più pesante: 380 grammi più un overgrip. Sono un giocatore offensivo e volevo una pala che esaltasse queste mie caratteristiche: spingere con forza e il giusto controllo. Ho un feeling perfetto e questo mi aiuta a colpire con grande fiducia.

(post scriptum) Alla fine dell’intervista ho chiesto a Coello di votare i tre migliori giocatori attuali per ciascun colpo, una richiesta estesa ai top 20 del mondo. Arrivato al gioco di volo, si è messo al terzo posto dietro Ale Galan e Juan Martin Diaz, aggiungendo: «Se qualcuno non è d‘accordo, può venire a Valladolid con un cesto di palle e ne riparliamo». Una chiara dimostrazione di self confidence, qualità che non gli manca, pur senza alcun accenno di arroganza.

Ti potrebbero interessare anche…



Source link