Polo, 4 anni di stop. Tutta colpa sua

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Comincia finalmente ad aprirsi un varco nel muro di gomma che ha circondato fin da aprile 2021 la vicenda riguardante Alberto Polo, varco che squarcia il velo su uno degli aspetti mai chiariti della storia. Nella sentenza sono coinvolti soggetti terzi.

Nei loro confronti si dovrà aprire un fascicolo presso la Procura della Repubblica competente: la notizia di reato concerne l’articolo 586 bis del codice penale ed è un passaggio che va fatto d’ufficio, obbligatorio, che riguarda verosimilmente anche Alberto Polo stesso. Se non è già stato fatto, dovrebbe essere fatto il prima possibile, ovvero la Procura Antidoping dovrà trasmettere la notizia di reato col relativo fascicolo ai colleghi della giustizia ordinaria e questa poi farà le sue indagini e valutazioni per appurare eventuali altri coinvolgimenti.

Insomma, una svolta al caso doping più eclatante e controverso che il mondo del volley nostrano ricordi, circondato dal silenzio interessato e fors’anche comprensibile dei protagonisti e da quello molto meno spiegabile degli addetti ai lavori e dei giornalisti, quando per la portata e la struttura dell’illecito sportivo ben più di una testata si sarebbe occupata di approfondire il caso si fosse trattato di calcio o ciclismo o forse qualsiasi altro sport. Tant’è.

Fonti vicine ai giudici della Corte Nazionale d’Appello Antidoping hanno fatto sapere in maniera inequivocabile checi sono terze persone coinvolte. Il diniego a divulgare pubblicamente gli atti del procedimento e le motivazioni della sentenza, infatti, basa le sue fondamenta sulla tutela dei dati sensibili dell’atleta, quelli riferiti alla sua salute, ma anche sul fatto che nel testo depositato in cancelleria si fa riferimento esplicito a soggetti terzi. Insomma, finalmente c’è una risposta a quello che molti sospettavano ma che nessuno poteva dire: nelle carte del dibattimento si legge che Alberto Polo non ha fatto tutto da solo. Questa rivelazione conduce a una conseguenza, come dicevamo: sarà aperto, deve essere aperto d’ufficio, un fascicolo riguardante queste terze persone. La novità esclude dal campo di ipotesi la teoria che le poche righe in nostro possesso potevano far supporre, quella del dolo individuale del giocatore, responsabile di «violazione intenzionale»: certo, i giudici hanno ritenuto che il centrale di Piacenza fosse perfettamente consapevole delle sostanze che stava assumendo, maAlberto Polo non ha agito da solo e non sarebbe l’unico responsabile di quel test positivo a meldonium, testosterone e idroclorotiazide datato 14 marzo 2021. Ciò secondo la giustizia sportiva. Ora starà a quella ordinaria indagare e chiarire se vi siano, chi siano e come possano aver agito gli altri responsabili ed eventualmente giudicarli. Sempre le stesse fonti fanno poi sapere che su una delle sostanze riscontrate sarebbe stata dimostrata l’assunzione per contaminazione, il che ha comportato uno sconto di pena non corposo ma comunque sostanziale.

Questa rivelazione porta con sé un interrogativo che le è strettamente legato: le terze persone chiamate in causa sono completamente estranee al mondo sportivo, contattate da Polo in piena autonomia (e questo appesantirebbe la posizione del giocatore) oppure i soggetti terzi sono o erano in un qualche modo legati all’attività dell’atleta? I soggetti coinvolti, qualora il dolo dovesse essere provato, dovranno rispondere di violazione dell’art. 586 bis del codice penale come dicevamo, le cui pene sono aumentate «se il fatto è commesso da un componente o da un dipendente del Comitato olimpico nazionale italiano ovvero di una federazione sportiva nazionale, di una società, di un’associazione o di un ente riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano». Piacenza si è detta estranea all’accaduto, difendendo però il giocatore: abbiamo già avuto modo di sottolineare questo atteggiamento poco comprensibile. Sarebbe bello e auspicabile che la società, su cui non abbiamo alcun motivo di dubitare, dichiarasse finalmente e una volta per tutte di essere totalmente estranea, condannando al contempo il giocatore e chi lo ha aiutato: la sentenza sportiva, non noi, parla infatti chiaramente di comportamenti intenzionali.

Nel giro di pochi giorni comunque si agirà su due nuovi fronti: uno è quello del ricorso al Tas di Losanna, anche se il cambio delle procedure legiferato nel 2021 potrebbe far risultare inammissibile il ricorso di Alberto Polo e probabilmente per questo non si è ancora data l’ufficialità dell’azione. L’altro fronte è quello della giustizia ordinaria che, lo ribadiamo, deve essere stata informata d’ufficio dalla giustizia antidoping e dovrà quindi procedere a un’indagine.

Quanto dovremo ancora aspettare per sapere tutta la verità?



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