Dopo FIFA 23, i videogiochi di calcio targati Electronic Arts si chiameranno EA Sports FC. Ma quali sono le implicazioni di questo cambio?

La notizia era nell’aria da tempo – le prime dichiarazioni pubbliche che sapevano di trattative in corso, le riunioni fiume, i marchi registrati – ma questo non ne ha certo sminuito la portata. La separazione tra Electronic Arts e la FIFA è nero su bianco da qualche ora e, leggendo tra le righe dei comunicati e delle interviste, e ricucendo i retroscena che arrivano da ogni parte del mondo, si può cominciare ad intravedere cosa cambierà nei videogiochi di calcio (e perché) adesso che scenderà in campo EA Sports FC.

Le ragioni della rottura sono ormai cosa pubblica, e sono dettate da visioni diametralmente opposte tra domanda e offerta. “I soldi giocano sempre un ruolo fondamentale in gran parte delle negoziazioni, ma la ragione per cui lo stiamo facendo è creare le migliori esperienze che possiamo sia per i partner che per i giocatori”, ha spiegato David Jackson, vice presidente di EA Sports, e non sono soltanto parole di facciata.

Perché cambiare —

EA ha versato per gli ultimi dieci anni $150 milioni a stagione alla federazione diretta da Gianni Infantino, e adesso quest’ultima chiedeva più del doppio per un rinnovo quadriennale (contro i termini decennali dei precedenti). Ma non è mai stato questo il vero problema, quanto ciò che tale cifra avrebbe sbloccato in termini di possibilità per il licenziatario – la cui sensazione, comune d’altronde tra gli appassionati, era quella di una certa stagnazione della proposta ludica al confronto con quanto sta avvenendo nel resto del panorama gaming.

“Come parte di ciò, consideri se il tuo investimento in un posto sia migliore o peggiore di un investimento in un altro. Sulla bilancia, col tempo, abbiamo sentito che i nostri investimenti fossero più adatti a spazi che fossero più importanti per i giocatori, come le diverse esperienze che possiamo costruire ora nel gioco”, le parole di Jackson, abbastanza inequivocabili su questo punto.

Da un lato, la FIFA voleva porre fine al regime di esclusività concesso al publisher nel campo videoludico – quindi più giochi in più generi e da più produttori -, mentre EA desiderava più libertà nella gestione (esclusiva) della licenza, dalla selezione dei partner all’introduzione di nuove modalità su cui la federazione aveva sempre l’ultima parola, passando per la trasmissione e la monetizzazione delle dirette degli eventi esport. Posizioni che l’editore californiano riteneva legittime, ritenendo che ormai “FIFA” per il consumatore medio fosse il videogioco e non l’associazione che detta legge nel calcio.

EA Sports FC, più eFootball o Fortnite? —

Nel comunicato offerto alla stampa, e tenuto rigorosamente sotto chiave per una lunga giornata, Electronic Arts ha parlato di EA Sports FC come di una “piattaforma” di nuova generazione. Inevitabilmente, l’idea di piattaforma rimanda a qualcosa che si stabilisca negli anni e vada oltre l’attuale modello dell’uscita stagionale, e che potenzialmente superi la vendita in negozio a 70-80 euro per abbracciare la gratuità del free-to-play.

Se il concetto di un superamento dell’uscita annuale sta già venendo studiato da un altro colosso dei videogiochi come Call of Duty, nell’ambito calcistico il free-to-play ha iniziato a farsi strada lo scorso anno con il problematico e pionieristico eFootball, cui seguiranno con le stesse modalità i vari UFL e Goals.

L’idea di una Electronic Arts che, dopo aver peraltro già perso il suo brand più affermato, rinunci anche alla presenza in negozio che sarebbe – al netto di modelli ibridi come un pacchetto da portare sugli scaffali con soli codici e bonus per gli appassionati – dettata dal F2P, sembra ora come ora abbastanza remota. Tuttavia, se c’è qualcuno che potrebbe permetterselo, questo sarebbe proprio EA Sports: con la sua Ultimate Team, conteggiando tutti i titoli di sport in cui è disponibile (cioè pure in NHL e Madden), ha registrato entrate per 1.623 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2021 – il 29% delle entrate complessive del colosso. Denaro, quindi, che arriva dalle microtransazioni a copia già acquistata, e che potenzialmente potrebbe competere per proporzioni con gli introiti del pacchettizzato.

fortnite

EA sembra però voler spingere di più nella direzione di Fortnite che in quella di eFootball, e con le sue capacità tecniche e finanziarie la tensione a quel tipo di successo (150 milioni i giocatori complessivi dichiarati da FIFA, contro i 24 milioni al giorno e i 268-272 milioni mensili nel 2022 di Epic Games) è comprensibile. L’articolo della BBC con i virgolettati del dirigente inglese fa riferimento alla possibilità di “vedere match in tempo reale” all’interno di EA Sports FC, “partecipare ad eventi in-game in stile Fortnite e avere accesso ad un range di oggetti di gioco brandizzati” è ciò a cui l’editore sembra puntare – per ora, opportunità come gli NFT, adesso possibili, vengono vagliate ma tenute a debita distanza da una dirigenza che sa bene come non ci sia bisogno di alienarsi ancor di più un pubblico già tipicamente avverso.

“In futuro, i nostri giocatori ci chiederanno la possibilità di essere più espansivi in quell’offerta. Al momento, il gioco è la forma primaria di esperienza interattiva. Presto, vedere e creare contenuti sarà ugualmente importante per i fan”, suggerisce Jackson sul tema della trasmissione di partite e tornei, su cui la federazione voleva dichiaratamente avere il controllo. “Sotto le convenzioni di licenza che abbiamo trattato con la FIFA dieci anni fa, c’erano alcune restrizioni che non ci avrebbero permesso di poter costruire quelle esperienze per i giocatori”.

Il tema delle licenze —

L’esibizione muscolare all’annuncio di EA Sports FC sotto il profilo delle licenze era ampiamente prevedibile: Electronic Arts ci teneva a sottolineare come gli accordi che hanno portato club, campionati e fattezze dei calciatori su FIFA finora non fossero stati siglati con la FIFA intesa come federazione ma con la compagnia californiana, e che pertanto quest’ultima avrebbe potuto continuare a goderne i benefici a prescindere dal nome del gioco.

Tra i nomi presenti nel comunicato non è sfuggito quello di Nike, che è da anni partner di EA Sports ma che, per ragioni contrattuali, è sempre rimasta tagliata fuori dalla fetta di torta più grande e cioè FIFA. Questo perché la federazione internazionale ha storicamente una partnership con Adidas, e si è sempre prodigata per far sì che la sua presenza videoludica non andasse ad alterare tale relazione.

“I nostri giocatori ci dicono che vogliono più brand culturali e commerciali rilevanti per loro nei loro mercati, inseriti più profondamente nel gioco… brand come Nike. Ma, poiché la FIFA ha una relazione con Adidas, non possiamo farlo”, avrebbe osservato Andrew Wilson, CEO di EA, in una riunione in cui avrebbe motivato i dubbi sul potenziale rinnovo. “I nostri ci dicono che vogliono più modalità di gioco, cose diverse dall’11v11 e tipi diversi di gameplay [ma il partner ritiene che] la nostra licenza copra solo certe categorie”, avrebbe aggiunto, cosa solo in parte vera se si considera che Volta ha riportato il calcio di strada a 3, 4 e 5 giocatori da un paio di edizioni.

Insomma, sotto l’aspetto delle licenze e delle modalità di gioco (dagli eventi in stile Fortnite di cui sopra ad una qualunque interpretazione ludica dello sport), la FIFA sarebbe stato “un ostacolo” e la cosa sarebbe divenuta specialmente chiara adesso che, dopo quasi 30 anni di partnership, la potenza degli strumenti di sviluppo e delle macchine da gioco consente di sperimentare con altre esperienze – e adesso che il pubblico ha maturato gusti molto più sfumati rispetto ai classici ventidue giocatori in calzoncini che corrono dietro ad una palla.

FIFA EA Sports FC

Per EA “probabilmente la cosa più facile che avremmo potuto fare sarebbe stata mantenere lo status quo. FIFA è stato un gioco incredibilmente di successo nel tempo”, ha premesso Jackson. Ma “in termini di cose che mancheranno, i giocatori noteranno solo due cose: il nome e un contenuto a tema Coppa del Mondo ogni quattro anni. All’infuori di ciò, molto poco cambierà delle cose che conoscono e amano negli attuali prodotti FIFA”. Cose che, evidentemente, non valevano per il produttore un aumento del costo della licenza e il diritto di veto sui contenuti.

E la FIFA che fa? —

Prevedibilmente, la FIFA non è rimasta a guardare e ha già annunciato di avere diversi giochi in sviluppo nel campo “non simulativo” a tema Coppa del Mondo maschile e femminile in arrivo dal terzo trimestre del 2022. Uno di questi, secondo rumor, sarebbe un videogioco Lego pubblicato da 2K Games (l’etichetta di NBA 2K e WWE 2K, tra gli altri) e sviluppato dalla britannica Sumo Digital, preludio ad una presenza in campo gaming molto più ramificata che in passato.

Nell’ambito simulativo, per usare lo stesso termine adoperato dalla federazione, Gianni Infantino e i suoi collaboratori stanno già discutendo delle varie opportunità con i publisher attivi nel campo videoludico. I nomi sul tavolo sono quelli già noti e, a meno di un interesse di case finora estranee o solo marginalmente toccate dallo sport (ad esempio, Ubisoft o Activision Blizzard) con una capacità tale da occuparsi di una licenza di tale complessità, la più papabile resta proprio 2K: sia per le dichiarazioni del suo CEO Strauss Zelnick sulla querelle EA-FIFA, che sapevano molto di aspettiamo e vediamo, sia perché la compagnia si è già portata a casa una vittoria netta contro EA Sports sui parquet del basket e sa dunque come si fa, da un punto di vista tecnico e commerciale.

NBA 2K22 articolo EA Sports FC

Quando si parla di nuovi player, questa è di certo l’ipotesi che più solletica il palato degli appassionati, che chiedono freschezza ad un filone da tempo affetto – da entrambi i lati dell’attuale duopolio – sempre dalla stessa manciata di problemi e vizi procedurali. Poi, chiaro, la fantasia di una Konami che abbandona l’inviso eFootball per “rubare” il nome del concorrente storico fa gola… ma è quasi impossibile che diventi qualcosa di più quello che è, una fantasia, appunto.





Source link