La storia di Emanuele Sabatino, in arte Ema Motorsport: lo squattrinato meccanico diventato l’influencer di motori più seguito d’Italia trovato morto nella sua officina di Broni.

La morte di Emanuele Sabatino, il meccanico social più seguito d’Italia, ha sconvolto tutti. Il 45enne pavese diventato famoso con il nome di Ema Motorsport era amatissimo dal pubblico e inevitabilmente, dopo la notizia del suo decesso (la prima ipotesi investigativa è quella del suicidio per motivi sentimentali) sono stati tantissimi i messaggi di cordoglio nei confronti di quell’uomo che, grazie al suo entusiasmo e alla sua simpatia, ha reso la meccanica delle automobili accessibile a tutti. A colpire è soprattutto la sua storia che lo aveva portato in pochi anni a passare da anonimo meccanico sull’orlo del fallimento a star del web e recentemente anche della TV.

A raccontarla era stato lui stesso in un’intervista rilasciata non molto tempo fa al Corriere della Sera: “Ho iniziato a riparare auto all’età di 21 anni. Poi avevo aperto un’officina a Melegnano in cui preparavo auto sportive. Ma una serie di circostanze non si sono incastrate e, complice la crisi, il castello di carta è crollato” aveva infatti detto Ema Motorsport raccontando il declino della sua prima attività messa in piedi. Ma non gli andò meglio nemmeno con la seconda iniziativa: un negozio di bici da corsa ed elettriche che è stato costretto a chiudere dopo esser rimasto vittima di un furto.

Nonostante ciò non si è arreso e, grazie anche all’aiuto del padre, si lanciò in una nuova attività imprenditoriale a Broni, nel pavese. Messa in piedi un piccola officina in un capannone abbandonato ha iniziato a seguire corsi di marketing e comunicazione, lanciandosi poi nel mondo dei social e intraprendendo così quella strada che lo porterà a diventare uno degli influencer di motori italiani più seguiti ed amati: “Non mi sono mai fermato. Il mio mantra è: fai tutte le cose che non faresti” spiegava infatti Ema Motorsport una volta arrivato al successo.

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Un successo che però non lo aveva cambiato come raccontano gli uomini che in questi anni hanno lavorato al suo fianco: “Ema è sempre rimasto un uomo dal cuore grande, un amico prezioso che si è preso cura di tutti noi senza pretendere nulla in cambio” si legge infatti nel commiato che le persone a lui più vicine hanno voluto dedicargli nel momento in cui ne è stata comunicata la morte. Una storia di riscatto che però non si è conclusa con il lieto fine dato che quel giovedì 9 dicembre qualcosa nella vita di Emanuele deve essere andata storta dato che i carabinieri lo hanno trovato impiccato nella sua officina di Broni dove presumibilmente si è suicidato.





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