Ex coach di Roberta Vinci, il tennis come primo amore e poi una scalata rapidissima nel suo nuovo sport: “Devo ancora migliorare, ma intanto do lezioni alla mia Giorgia”

Giuseppe Di Giovanni

Nonostante lo stesso cognome, lo smash di chi vi scrive è molto diverso da quello del numero 1 del padel italiano, Lorenzo Di Giovanni. In passato coach di stelle del tennis come Roberta Vinci, Sara Errani, Francesca Schiavone e Daniela Hantuchova, oggi protagonista principale dello sport italiano maggiormente in ascesa.

Una scalata brevissima, fino a raggiungere il tetto d’Italia in 3 stagioni agonistiche. Come se lo spiega?

“La verità è che quando ho iniziato, nel 2018, il livello non era ancora così alto. Non c’erano ancora tanti tennisti che approcciavano il padel. Per me e Sinicropi, il mio compagno fino al termine della scorsa stagione, è stato facile scalare la prima parte della classifica. Poi chiaramente è diventato tutto più complicato. Ma l’abbiamo presa molto seriamente da subito, allenandoci molto. La differenza è che lavorando nel tennis, quando giocavo a padel, fin dall’inizio, andavo col maestro e quindi cercavo di praticare questo sport nel modo più serio possibile”.

A proposito… nel World Padel Tour è appena entrata la sua amica Roberta Vinci. Che futuro vede per lei?

“La mia prima partita in assoluto l’ho giocata con Roberta… noi parliamo sempre, giochiamo anche insieme. Lei è la giocatrice che giocava meglio a tennis e questa qualità con il braccio la aiuterà nel padel. Lei è sempre stata molto intelligente in campo. Qui è ancora più importante la tattica, la strategia. Non ha limiti a livello tecnico, forse l’unico problema può essere anagrafico (ride, ndr)”.

Lei e Sinicropi siete stati in grado di vincere l’argento agli Europei di Marbella, e avete partecipato ai Mondiali. Siete stati la coppia italiana con maggiore spessore internazionale… come mai vi siete separati?

“Sicuramente hanno influito le differenze a livello di visione del gioco, mentre all’inizio andava tutto bene. Dopo un po’ di anni io vedevo le cose in un modo e lui in un altro, avevamo due coach differenti. La direzione non era più comune. Ci sentiamo più di quando giocavamo insieme e siamo rimasti grandi amici, questo è quello che conta”.

Le ha dato maggiori soddisfazioni la sua prima carriera da tennista o questa da campione del padel?

“Io ho sempre giocato e ho voluto giocare a tennis: aver avuto la possibilità di vivere i tornei dello Slam e altri grandi eventi rimane una soddisfazione impagabile. Ma il padel, da adulto, mi sta regalando una seconda vita”.

190 centimetri di altezza: per molti lei ha il fisico del perfetto padelista. È d’accordo?

“Non lo so, non ci sono tanti giocatori con il mio fisico nel circuito. Sicuramente ti aiuta per l’attacco, ma in fase difensiva bisogna abbassarsi molto e non è semplice con la mia struttura. Non so se l’evoluzione del gioco porterà sempre più giocatori alti, vedremo”.

Che anno deve essere per lei il 2022?

“Voglio scalare la classifica internazionale, ma non ho un obiettivo preciso. Vado spesso in Spagna per confrontarmi con grandi campioni, per cercare di ridurre il gap. Sicuramente noi italiani riusciamo a essere competitivi perché veniamo tutti dal tennis, ma c’è da migliorare tecnicamente e tatticamente. Oggi lavoro come responsabile al City Padel Milano e questo sport rappresenta gran parte del mio tempo”.

Oltre al padel, però, c’è l’amore. È ormai nota la sua relazione con Giorgia Cenni, uno dei volti più noti di Sky Sport. E a padel come se la cava?

“Diciamo che ci siamo conosciuti facendo una lezione di padel… era di livello basso e adesso è arrivata ad altissimi livelli perché la alleno io (ride, ndr). In realtà dovrei allenarla di più, ma ho sempre poco tempo”. E magari un giorno saranno pronti anche per un doppio misto.



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