Christian parla con i compagni, e al manager dice: “Voglio capire che cosa è accaduto”. Particolarmente colpito dai messaggi dell’Inter

Dal nostro inviato Davide Stoppini

Mancano cinque minuti alle 14 quando si apre la porta dell’ingresso principale del Rigshospitalet. Il vento freddo della mattina ha finalmente lasciato spazio a un sole che riscalda i pensieri, almeno tanto quanto le buone notizie provenienti dell’interno dell’ospedale, quelle di un Christian Eriksen che ha passato una notte serena.

Dietro la porta una ragazza. Che sulle prime si affaccia, tentenna, non esce. Poi fa un paio di passi, si china e a terra piazza una bandiera della Danimarca, sulla quale c’è scritto “god bedring Christian”, “buona guarigione Christian”. Sopra sistema pure due mazzi di fiori. Poi, senza voler condividere nulla con nessuno, la ragazza rientra. C’è tutto, in questa vicinanza silenziosa, in questo freddo calore che la nazione intera sta riservando all’eroe che si è preso una pausa. Eriksen è lassù, al quattordicesimo piano della struttura d’eccellenza a due passi dallo stadio. Analisi su analisi, esami su esami: tutti negativi. E suona quasi sinistra, come sensazione. Perché c’è il sollievo misto all’inquietudine di non sapere, c’è il paziente che è felice di non essere malato, ma allo stesso tempo non sa perché è paziente.

“grazie inter”

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Davanti all’ospedale, per tutto il giorno, si alternano non più di quattro telecamere, mai tutte contemporaneamente. Altro mondo, verrebbe da dire, senza voler dare il minimo giudizio. La direttiva della struttura è la stessa che solitamente, da queste parti, si riserva alla famiglia reale danese: tutti in silenzio, persino un cardiologo del Rigshospitalet che il giorno prima aveva rilasciato dichiarazioni alla stampa viene richiamato all’ordine. Con Christian ci sono la moglie Sabrina e i genitori, il papà Thomas e la mamma Dorthe. C’è un telefono, poi, che squilla e riceve messaggi in continuazione. Eriksen parla con i compagni di nazionale. Con quelli dell’Inter. E con pochissime altre persone. Tra cui lo storico agente, Martin Schoots, un amico prima di tutto.

agente

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Ed è lui a raccontarci il contatto avuto con Christian: “Ci siamo sentiti stamattina (ieri, ndr.). Ha scherzato, era di buon umore, l’ho trovato bene. Vogliamo tutti capire cosa gli sia successo, vuole farlo anche lui: i medici stanno facendo degli esami approfonditi, ci vorrà del tempo”. Eriksen ha sorriso con Kjaer e soci, ma non solo. “Era felice – racconta ancora Schoots –, perché ha capito quanto amore ha intorno. Gli sono arrivati messaggi da tutto il mondo. Ed è rimasto particolarmente colpito da quelli del mondo Inter: non solo i compagni di squadra che ha sentito attraverso la chat, ma anche i tifosi. Christian non molla. Lui e la sua famiglia ci tengono che arrivi a tutti il loro grazie”. Schoots ha fatto da tramite con decine di persone: gli amici di Chris, il fisioterapista, gli ex allenatori, gli sponsor, alcuni vecchi dirigenti . “Mezzo mondo ci ha contattato – ancora l’agente -, tutti si sono preoccupati. Ora deve solo riposare, con lui ci sono la moglie e i genitori. Anche domani (oggi, ndr) resterà in osservazione, forse pure martedì. Ma in ogni caso vuole fare il tifo per i suoi compagni contro il Belgio”. Lukaku, poi, mica s’offenderà. Il commissario tecnico Kasper Hjulmand ha poi raccontato pubblicamente di una videochiamata di ieri mattina tra il giocatore dell’Inter e i suoi compagni: “Si è preoccupato lui di noi. Ci ha chiesto: ‘Come state? Mi sa che siete messi peggio di me! Io ora sarei pronto per allenarmi'”.



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