L’era del fondo Elliot sta ormai per tramontare sul pianeta Milan. La società di investimento guidata da Gordon Singer sta per porre le firme per la vendita del club di via Aldo Rossi al fondo del Bahrain Investcorp per 1,18 miliardi di euro. Ufficialmente il passaggio di proprietà avverrà nelle prossima settimane (più o meno al termine del campionato) con il cosiddetto closing ma ormai l’operazione si può considerare terminata e la Serie A può quindi salutare la prima proprietà araba della sua storia.

Secondo quanto trapela almeno inizialmente Investcorp proseguirà nel solco tracciato da Elliott tentando di accelerare il lavoro, eccellente, svolto dal fondo statunitense. In sostanza quindi pare difficile che si assisterà a un mercato faraonico la prossima estate, anche se qualche colpo notevole la nuova proprietà potrebbe metterlo a segno. Mentre è più probabile una crescita organica puntando su sempre giocatori più forti sino a portare il Milan, almeno queste sono le intenzioni, nel gotha del calcio continentale.

Una filosofia d’altronde che va a braccetto con le nuove norme sul Financial Fair Play della UEFA (che entreranno in vigore integralmente a partire dal 2025/26, ma con una attuazione del regolamento graduale a partire dal 2023/24) e che non permettono più il cosiddetto voluntary agreemeent, ovvero l’accordo per il quale a una nuova proprietà veniva permesso un extra budget per poter rilanciare la squadra appena acqusitia nei primi anni. Ora con le nuove regole questa opportunità è molto limitata e i club italiani sono, per ammissione stessa dell’UEFA, quelli più indietro per rientrare nei paletti delle nuove norme. Va detto che secondo quanto calcolato da Calcio e Finanza il Milan tra i grandi club storici (Atalanta esclusa) è quello messo meglio stando agli ultimi dati disponibili. Questo non toglie però che di lavoro da fare in ogni modo c’è ne ancora molto.

Su questo tema molti tifosi – e anche addetti ai lavori – hanno interpellato questa testata domandando se quindi si tratterà di un’altra proprietà transeunte con la prospettiva che tra qualche anno la società passerà di nuovo di mano. Su questo fronte è bene fare delle specifiche.

Innanzitutto va sottolineato che, per quanto di breve durata se paragonato ai decenni dell’era Berlusconi, il lavoro del fondo Elliot è stato molto migliore di tante proprietà per così dire industriali. I manager di Singer avevano ereditato il Milan dalla disastrata gestione di Yonghong Li e non solo ne hanno smerigliato l’immagine in termini tecnici visto che il Diavolo è in piena corsa scudetto ma ne hanno anche migliorato i bilanci tramite una politica di risanamento molto sostanziosa oltre ad aver azzerato nei fatti l’indebitamento. Tanto appunto che è la società è tornata appetibile per i grandi investitori internazionali. Insomma, non sempre avere una proprietà finanziaria è sinonimo di gestione meno attenta rispetto ai grandi patron di un tempo.

In seconda istanza Investcorp dovrebbe avere un orizzonte temporale decennale. Inoltre gli investitori di Investcorp sono in gran parte ricche famiglie e family office del Golfo Persico oltre a qualche fondo sovrano e altri gruppi finanziari dell’area (anche se non manca qualche occidentale) e tendenzialmente hanno unperiodo di investimento più lungo rispetto agli azionisti dei fondi occidentali, specie se statunitensi, molto attenti a far fruttare il denaro nel minor tempo possibile.

Tecnicamente dovrebbe essere creato un veicolo specifico per il Milan che potrebbe essere sottoscritto da una manciata di investitori, nella cerchia degli abituali soggetti che da tempo mettono soldi in Investcorp. In particolare una volta trovato l’accordo con Elliott, parte del prezzo da pagare verrebbe finanziato dalle banche (in gioco ci sono Goldman Sachs con Investcorp, Bofa e JpMorgan con Elliott) con un debito di cui si farebbe carico lo stesso Milan con l’emissione di un bond o tramite una fusione. Una struttura complessa, ma resa possibile dai pochi debiti del club, che vanta una posizione finanziaria netta negativa per un centinaio di milioni.

Dal prestito di Oaktree a Suning per l’Inter all’Investor Day della Juventus

Anche sull’altra sponda del Naviglio la finanza dei grandi fondi la sta facendo da padrone. In settimana Calcio e Finanza ha svelato infatti come Oaktree non abbia solo in pegno le quote dell’Inter in mano a Suning direttamente, ma anche il 31% di proprietà di LionRock, ovvero il fondo di Hong Kong guidato da Daniel Kar Keung Tseung. Nel dettaglio, il 31,05% delle quote del club nerazzurro, detenuto da LionRock tramite la holding italiana International Sports Capital, è stato dato in pegno alla società lussemburghese OCM Luxembourg Sunshine SARL, partecipata a sua volta da quattro holding lussemburghesi: OCM Luxembourg VOF S.àr.l., OCM Luxembourg OPPS Xb S.à r.l., OCM Luxembourg OPPS XI S.à r.l. e Oaktree Phoenix Investment Fund, che fanno tutte riferimento a Oaktree.

Nel bilancio del veicolo lussemburghese OCM Luxembourg Sunshine SARL si legge inoltre che il finanziamento tuttavia è stato garantito interamente a Grand Tower, la società lussemburghese tramite cui Suning ha in mano il 68,55% dell’Inter, e non anche a International Sports Capital. E quindi trovano così conferme le ipotesi circolate nei mesi scorsi sull’effettivo ruolo di Suning all’interno di LionRock: il fondo aveva acquistato infatti International Sports Capital (che ha in pancia il 31,05% dell’Inter) nel 2019 da Erick Thohir per 166 milioni di euro, di cui però 133 milioni erano stati prestati da Suning Sports International e da Great Horizon. In sostanza, quindi, se Suning non riuscisse a ripagare il finanziamento garantito da Oaktree, nelle mani del fondo californiano finirebbe non solo il 68,55% dell’Inter in mano alla famiglia Zhang, ma anche il restante 31,05%: Oaktree avrebbe, così, il 99,6% delle azioni del club nerazzurro.

Questa conclusione ricorderebbe molto quella di quando Elliott subentrò a Yonghong Li alla guida del Milan. È quindi possibile un cambio di proprietà alle viste anche sulla sponda nerazzurra di Milano? Difficile da dire perché in teoria il club di Viale della Liberazione ha rinnovato le pendenza sino al 2024 ma va anche detto, come questa testata ha svelato in settimana che l’accordo di finanziamento tra Suning e Oaktree per l’Inter prevede interessi al 12%. Non certo un costo del denaro a buon mercato che non a caso nel corso del 2021 ha generato interessi pari a 21 milioni di euro da parte di Suning nei confronti di OCM Luxembourg Sunshine SARL, versati dalla holding del gruppo cinese (non ci sono debiti riferiti alla quota di interessi per il 2021). Nel dettaglio, secondo quanto emerge dai documenti ufficiali, il finanziamento ha garantito 292,12 milioni con tasso di interesse al 12% a Grand Tower Sarl, una delle holding tramite cui Suning controlla l’Inter, nonché il veicolo dato in pegno nell’operazione: se la proprietà cinese non ripagasse il finanziamento, Oaktree prenderebbe in mano quindi Grand Tower, in una struttura dell’operazione appunto simile a quella realizzata per il Milan tra Yonghong Li e il fondo Elliott per il Milan.

Non certo da ultima, non foss’altro perché è tra le società calcistica italiana più avvezze all’economia sin dalla sua quotazione in borsa dal 2011, anche la Juventus sta guardando all’alta finanza. Il 15 è in programma il primo Investor Day del club bianconero in cui al mercato verranno spiegate tutte le strategie della Vecchia Signora. Una pratica comune a molte aziende, soprattutto tra le controllate di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, che è appunto il primo socio della Juventus. Ma soprattutto una politica che conferma l’intenzione del club di allinearsi alle best practice delle grandi aziende quotate internazionali. In quell’occasione il presidente Agnelli e l’amministratore delegato Maurzio Arrivabene dovranno persuadere gli operatori di mercato e gli addetti ai lavori dei piani di sviluppo della società bianconera. Anche perché il titolo in borsa è sceso di circa il 60% nell’ultimo anno (complice l’aumento di capitale) e di circa il 14% da inizio anno a oggi. E le grandi banche di investimento sono già state allertate per l’occasione.



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