La NFL è sostanzialmente un gigantesco freak show dove ogni settimana atleti che non dovrebbero esistere fanno cose che non dovrebbero essere possibili. Decenni di darwinismo sportivo ci hanno portato ad una lega devo lo straordinario orma è diventato la normalità. Eppure, ogni tanto, ci sono gesti che ci fanno ancora saltare dal divano. Uno di questi è arrivato proprio questa domenica, in occasione del Sunday Night tra Cowboys e Rams. Il responsabile delle palpitazioni collettive che hanno investito il mondo del football è stato, manco a dirlo, Aaron Donald. Ad un certo punto della partita, il fenomeno dei Rams ha iniziato un’azione allineato come defensive end. Al momento dello snap ha tagliato centralmente, passando davanti alla guardia sinistra dei Cowboys Connor Williams. Williams a quel punto lo ha spinto lateralmente per passarlo in consegna al centro Joe Looney. Così facendo, però, Williams involontariamente ha aggiunto ancora più potenza alla carica di Donald, che come una gigantesca palla da bowling ha finito per abbattersi contro centro e guardia destra dei Cowboys, trecento chili di carne e plastica che hanno oscillato impotenti, come fossero due birilli. Dopo l’impatto la guardia Zach Martin è stramazzato subito al suolo, mentre il centro Joe Looney in qualche modo è rimasto in piedi, barcollante e quasi stordito dall’accaduto. L’unico che è rimasto sul pezzo è stato proprio Donald, che dopo aver messo fuorigioco due quinti della linea dei Cowboys ha avuto la lucidità per capire che il suo lavoro non era finito. Nonostante l’urto, il 99 dei Rams ha indirizzato i fianchi verso Dak Prescott ed è riuscito a mettere le zampe addosso al QB dei Cowboys. Dak ha avuto giusto il tempo di liberarsi del pallone prima di ritrovarsi in posizione supina a guardare il nuovissimo schermo del nuovissimo stadio dei Rams.

Quello spettacolo di distruzione è stato l’highlight principale di una serata da consegnare ai posteri, che ha visto Donald portare pressione nel 28,6% delle sue pass rush contro i Cowboys. Stiamo parlando di un numero astronomico e francamente difficile da spiegare: non è normale che un difensore riesca a mettere il fiato sul collo di un quarterback ogni tre giocate di passaggio. Quando si parla di Aaron Donald, però, categorie come “fuori dalla norma” o “straordinario” sono semplicemente inapplicabili, perché negli ultimi anni il numero 99 dei Rams ha normalizzato standard di eccellenza che normali non sono, difficili anche da esprimere in termini di numeri. Donald ha vinto per due anni consecutivi (2017 e 2018) il premio di Defensive Player of the Year, unico giocatore a riuscirci insieme a JJ Watt e Lawrence Taylor. Da tre anni domina i suoi colleghi alla voce percentuale di pressioni portate sugli snap giocati. Nel 2018 ha realizzato 20,5 sack, il numero più alto di sempre per un interno di linea difensiva. Da tempo i suoi omologhi di ruolo fanno la gara per il secondo posto, perché nessuno può pensare di scalzare Aaron Donald dal suo trono. Lo stacco che c’è tra Donald e i suoi pari ruolo non ha eguali in nessun’altra posizione. Ad esempio, Pat Mahomes è il miglior quarterback della NFL, ma Russell Wilson lo tallona da vicino. Julio Jones è ancora il miglior ricevitore della lega, ma anche un suo fanboy come il sottoscritto ammette che non è sacrilego sostenere che Michael Thomas o DeAndre Hopkins gli siano vicini. Per quanto riguarda gli interni, Aaron Donald è in una galassia tutta sua, inavvicinabile anche per fenomeni del calibro di Chris Jones e Fletcher Cox. Questo scarto incolmabile rende Donald non solo il miglior defensive linemen, ma pound for pound il miglior giocatore della NFL. Anche da una posizione normalmente poco appariscente come quella di defensive interior, Donald è riuscito a mettersi sulla mappa del football grazie alla capacità d’indirizzare da solo il corso delle partite, data da un mix di forza, agilità e tecnica francamente ridicolo. Tutti aspetti che abbiamo visto in campo domenica contro i Cowboys e che rendono Donald il vero unicorno della NFL. 

Come domina Aaron Donald

L’aspetto più immediato del dominio di Donald lo abbiamo visto nella clip d’inizio articolo ed è ovviamente la sua forza fisica. Stiamo parlando di uno degli atleti più esplosivi della NFL – il che è tutto dire – un topo da palestra che grazie ad un regime di allenamento marziale si è costruito una massa muscolare insensata. Le leggende sui carichi che sa sollevare si sprecano e sono spesso supportate da video in cui lo si vede alzare con nonchalance 174 kg in panca piana. Quelle alzate di panca sono fondamentali per farsi valere al centro della trincea contro uomini più grossi e pesanti di lui. In più, nella lotta contro gli offensive linemen Donald ha un altro vantaggio dato dal suo baricentro basso, molto più basso degli uomini di linea offensiva, che gli permette di applicare in modo ancora più efficace la sua forza fisica.

Nel suo primo sack in NFL Donald illustra un principio fondamentale dei football: «low man wins». L’uomo che sta più basso vince il duello perché ha una leva migliore, come dimostra questa bull rush contro il centro dei Buccaneers.

Un altro aspetto piuttosto evidente è che Donald si muove con una rapidità che un corpo così denso e tozzo non dovrebbe possedere. La sua quickness è stupefacente da ammirare e incontenibile per gli uomini di linea, che si trovano spiazzati di fronte alla velocità del suo get off, il primo passo dopo lo snap.

Brees non ha ancora dato il pallone a Kamara e Donald è già due passi dentro il backfield.

Aaron ha un fisico che sembra creato in provetta per sfruttare i punti deboli di guardie e centri. La sua struttura fisica così insolita – in alcune foto sembra veramente più largo che alto – gli permettere di vincere sia di potenza che di rapidità, se non con entrambe contemporaneamente. Per giocare al livello espresso da Donald, però, non bastano nemmeno quelle doti fisiche soprannaturali. Quello che lo separa davvero fino a renderlo immancabile infatti non è il fisico, ma la tecnica. Recentemente un amico che si sta appassionando di NFL mi ha chiesto un video per capire come ha fatto Aaron Donald a diventare così grosso, dando per scontato che fosse proprio la stazza il segreto del suo successo. Gli ho risposto che di video dove lo si vede squattare l’intera contea di Los Angeles è pieno l’internet, ma che per apprezzare la grandezza di Donald è meglio cercare altri tipi di allenamenti, quelli che Aaron segue per migliorare la sua rapidità di mani, come questo dove deve bloccare le pugnalate del suo personal trainer. La battaglia nelle trincee si vince usando mani e piedi, e nessuno in NFL sa coordinarli meglio di Donald. A separarlo dalla concorrenza è proprio una pulizia tecnica cristallina nell’impiego del suo arsenale di pass rush moves. Prendete un’altra giocata ridicola dal Sunday Night contro i Cowboys.

Tanti non ci vedono altro che una strattonata alla maglia di Connor Williams e una carica brutale contro Zeke Elliot, ma in realtà c’è molto di più. La riuscita di quest’azione nasce dalla minaccia di una bull rush (una carica dritto per dritto come quella contro i Bucs di poco sopra). Nel momento in cui Williams sente le mani di Donald sul petto, si deve preparare ad ancorarsi contro una possibile bull rush, e in questo modo porta il suo baricentro verso Donald. A questo punto al 99 dei Rams non basta che strattonare a sé Williams (il cui momento lo sta già portando in avanti) e usare quella strattonata (jerk move in gergo) per darsi ancora più spinta in avanti. A quel punto, chiude la pass rush con una bracciata destra (swim move) che gli permette di superare il suo dirimpettaio. Williams viene battuto in un amen e a quel punto l’unico a separare Donald dal QB è il running back Zeke Elliot, che eroicamente resiste alla carica e riesce ad impedire il sack. Gli atleti in grado di prendere un toro come Zeke e farlo volare per aria come una bambola di pezza si contano sulle dita di una mano. Quelli in grado di incatenare tre mosse (bull-jerk-swim) con quella naturalezza si contano sugli anelli nella bacheca dei Rams. 

  Quindi sì, Donald è il più grosso e il più veloce di tutti, ma a renderlo Aaron f***ing Donald è la sua padronanza tecnica. Questa, in breve, è la ragione del dominio di quello che sembra un rinoceronte coi piedi di una ballerina e le mani di un judoka. Di nuovo, stiamo scoprendo l’acqua calda, ma è importante ribadire l’unicità di Donald, perché quello che il DL di Los Angeles sta facendo vedere dal 2017 ad oggi ha pochi uguali nella storia dello sport, non solo della NFL.

Più grande del football?

Oramai limitarsi a dire che Aaron Donald è il giocatore più dominante del football sta diventando riduttivo. Sarebbe il caso di iniziare a chiedersi se non siamo di fronte allo sportivo più dominante al mondo. Hot take? Probabilmente sì, ma fino ad un certo punto. Chi è che è costantemente in cima al proprio sport da quattro anni? Non dico chi da anni è al top, ma chi lo è talmente tanto da aver eliminato anche la possibilità di un qualunque tipo di dualismo del tipo Messi-Ronaldo o Federer-Nadal. Onestamente mi vengono in mente pochi nomi. Marc Marquez e Lewis Hamilton di sicuro, Usain Bolt prima del ritiro. Tutti atleti incontestabilmente superiori ai propri colleghi, proprio come lo è Donald. Da un certo punto di vista, il dominio espresso dal 99 dei Rams fa ancora più impressione, perché arriva in circostanze più penalizzanti. Ovviamente gli attacchi della NFL non sono stati impassibili all’esplosione di Donald. Negli ultimi tre anni chiunque abbia affrontato i Rams ha dovuto impostare la sua strategia offensiva a partire da una domanda fondamentale: come conteniamo Aaron Donald? Annullarlo è praticamente impossibile, ma si può cercare di contenerlo con raddoppi costanti (mai e poi lasciarlo uno contro uno a lungo), con una dose abbondante di passaggi corti e screen pass e una ancora più massiccia di Ave Maria e Padre Nostro. Tutte queste strategie, soprattutto quella dei double team, hanno inevitabilmente finito per intaccare parte dell’impatto di Donald in termini di statistiche crude come sack e pressioni. Capiamoci, Donald è stato comunque sack leader nel 2018 e recentemente non è mai sceso sotto i 10, ma se gli attacchi fossero anche un filo meno ossessionati dal contenerlo quei numeri potrebbero essere addirittura superiori. Per Donald ogni partita è una sorta di handicap match di Wrestling in cui deve farsi strada contro i double team di guardie, centri o tackle. Nel 2019 è stato raddoppiato 319 volte, nettamente il numero più alto della lega tra i DI. Nonostante queste attenzioni extra, è comunque riuscito ad avere la più alta percentuale di pass rush vinte (18.2%). Nemmeno braccarlo con due o tre uomini è sufficiente per impedirgli di far deflagrare la tasca.

Il fatto che Donald sia incomparabilmente più forte dei suoi pari ruolo lo rende il miglior giocatore della NFL. Il fatto che riesca a dominare così tanto in uno sport di squadra come il football (dove si possono tentare decine di esperimenti tattici per limitare l’impatto di un defensive lineman)  rende il suo dominio forse ancora più impressionante di quello dei vari Marquez, Hamilton e Bolt. Tornando sul paragone con i dominatori indiscussi di altre discipline, sarebbe un po’ come se Hamilton e Marquez corressero con le ganasce alle ruote o Bolt vincesse una 100 metri correndo in salita. Nessuno sportivo, a prescindere dalla disciplina, riesce a fare quello che sta facendo il 99 dei Rams. Dominare contro ogni logica, sopraffare ogni strategia di contenimento, alzare il livello del proprio gioco di anno in anno. Può darsi che, in quanto appassionato di football, io sia parte, ma la take che Aaron Donald è l’atleta più dominante al mondo non sembra calda, forse nemmeno tiepida. Se anche quest’anno Donald manterrà i suoi standard di dominio, potremo iniziare a considerarla fredda.





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