È morto una delle icone della NFL, uno dei pochi sportivi a essere stati leggendari in campo (nonostante non sia mai riuscito a debuttare nella National Football League, davanti a una telecamera e addirittura nel tanto effimero quanto ineluttabilmente concreto mondo dei videogiochi

In quel tritacarne che risponde al nome di National Football League è quasi impossibile avere la fortuna di ritagliarsi una carriera che duri più di un paio d’anni, figuriamoci decenni. A meno di non essere John Madden. E questo nonostante in Nfl non sia mai riuscito a giocare neppure una partita a causa a causa di un infortunio al ginocchio. Ha fatto di meglio: si è reinventato così tante volte che ha trovato il modo di trasformarsi in una delle più brillanti stelle nel nevrotico firmamento del football americano, diventandone addirittura sinonimo. Almeno sino a oggi: John Madden è morto mentre in Italia era notte all’età di 85 anni nella sua abitazione a Pleasanton, California.

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La delusione causata dall’effimera carriera da giocatore, protrattasi per una manciata d’allenamenti con i Philadelphia Eagles nell’estate del 1958 e poi funestata dalla sfortuna, è stata più che compensata dalla leggendaria avventura come allenatore degli Oakland Raiders, squadra affidatagli all’improbabile età di 32 anni e da lui diretta fra 1969 e 1978 e resa indimenticabile con la vittoria Super Bowl nel 1976 sui Minnesota Vikings.

Mica era semplice allenare quegli Oakland Raiders. Quella era una squadra coriacea, violenta e genialmente indisciplinata. Madden ce la fece sino a quando il suo fisico gli fece capire che era ora di finirla. Accadde nel gennaio del 1979. Lo stress accumulato si trasformò in un’ulcera e lui disse addio: “Ho dato tutto quello che avevo ed ora non ho più nulla”.

Al football americano, però, John Madden aveva ancora moltissimo da dare.

Il suo carisma e la sua brillantezza avevano stregato la CBS che immediatamente dopo il ritiro lo mise sotto contratto come commentatore tecnico: la sua ascesa nelle ingessate gerarchie del mondo del broadcasting fu fulminea e nel 1981, solamente a un paio d’anni di distanza dalla prima telecronaca, fu affiancato all’inimitabile Pat Summerall dando così vita a una delle più iconiche coppie di commentatori sportivi mai sentita in televisione.

La violenza e la lentezza del football americano difficilmente possono renderlo, a primo acchito, uno sport divertente al quale devolvere religiosamente i pomeriggi delle domeniche autunnali. È qui che il Madden commentatore dimostrò la sua maestria, dando sfogo alla sua innata abilità di rendere interessante ed esilarante qualsiasi cosa. Il suo commentare era ironia, intelligenza e naturalezza, un mix che impediva a chiunque, indipendentemente dal proprio rapporto con il football americano, di cambiare canale. Una delle più bizzarre – e per questo amate – tradizioni della NFL, ossia quella di premiare con una coscia di tacchino il migliore in campo della partita giocata la sera del Giorno del Ringraziamento, nacque proprio su idea di Madden nel 1989. Molto probabilmente intuizioni del genere erano concepite durante i lunghissimi viaggi in treno con i quali raggiungeva la città dove avrebbe lavorato la domenica successiva. L’aereo non lo prendeva dal tragico incidente occorso alla squadra di football dell’università California Polytechnic State nel 1960, da lui frequentata qualche anno prima. Una fobia per il volo che lo portò a muoversi esclusivamente via terra per il resto della propria esistenza.

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Il motivo per cui questo nome risulta sorprendentemente familiare anche ai non appassionati NFL lo si deve alla celebre serie di videogiochi Madden NFL istituita nel 1988 da EA Sports: da visionario qual era Madden prestò voce e nome a un gioco, su sua specifica richiesta il più simulativo possibile, che annualmente vende milioni di copie in tutto il mondo. A tal punto che “giocare a Madden” significa giocare al videogioco di football americano. C’è una quasi totale identificazione fra Madden e la disciplina sportiva alla quale ha donato la propria esistenza, tanto che, proprio grazie ai videogames, Madden può essere considerato la prima icona tridimensionale, o multimediale, non solo della National Football League, ma anche dello sport in generale: in quanti possono dire di essere stati leggendari in campo, davanti a una telecamera e addirittura nel tanto effimero quanto ineluttabilmente concreto mondo dei videogiochi?

John Madden era il football americano e, dopo questa notte, si può mestamente dire che la NFL non sarà mai più la stessa.





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