Dopo che i pionieri americani come William Egglestone hanno rivendicato il soggetto non aulico, Martin Parr si trova appaiato con altri pionieri europei quali Luigi Ghirri nell’intenzione di dissacrare l’aura dell’immagine fotografica, toglierle la pretesa di sguardo puro, primo sul mondo.

 

Non è un caso che una delle foto più iconiche sia proprio “Kleine Scheidegg” del 1994 dove la gerarchia dei piani tra reale e rappresentazione è invertita. Guardare la realtà delle cose, nella società tardo-capitalista, significa imbattersi continuamente in riproduzioni e altre immagini.

 

Parr e Ghirri sono tra i primi a capire la necessità di fagocitarle per creare immagini alla seconda potenza straniate e stranianti dalle quali passi un pensiero socio-antropologico piuttosto che un distaccato compiacimento estetico.

 

Come negli aforismi di Oscar Wilde, l’aspetto umoristico delle foto di Martin Parr nasce da una sovversione delle aspettative logiche, da un elemento assurdo che si sente perfettamente a suo agio oppure da un punto di vista deviante. Così, da scienziato, stabilisce la cifra tecnica nell’uso di obiettivi macro e del taglio close-up, nella distanza che non influenzi il comportamento del soggetto / oggetto di studio contestuale all’estrema vicinanza da studio entomologico.



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