Dopo le finali di conference conquistate lo scorso anno, gli Atlanta Hawks pensavano sicuramente di ritrovarsi con una classifica diversa. Arrivati quasi alla boa di metà stagione, i vice-campioni della Eastern Conference hanno un record di 17 vittorie e 21 sconfitte, buono a malapena per il 12° posto a Est che attualmente li vedrebbe fuori anche dal torneo play-in. Una stagione inevitabilmente complicata, contrassegnata dai tanti problemi difensivi (quinta peggior squadra della NBA) e da quelli di infortuni. Problemi che ha dovuto affrontare anche Danilo Gallinari, che nella cornice della Sheats–Goldstein Residence di Los Angeles ha parlato in esclusiva con Sky Sport, tracciando un bilancio della sua esperienza con il Covid a cavallo delle feste (“Ho avuto tosse, raffreddore e febbre per una settimana”), dei problemi degli Hawks (“Abbiamo avuto più bassi che alti, non mi aspettavo una difesa così scarsa. Il problema nei finali di gara sono le gerarchie non chiare”) e cosa si aspetta dal mercato (“Vivo tutto da spettatore, la decisione non spetta a me. Mi piacerebbe restare ma tutto può succedere”), oltre a un commento finale su Paolo Banchero.

Ci racconti come è stata la tua esperienza nel protocollo anti-Covid?

“Avevo tosse e raffreddore per i primi 2-3 giorni, poi ho avuto la febbre per un giorno e poi ho continuato con tosse e raffreddore per altri 2-3 giorni, poi questi sintomi sono passati. Dopodiché ho continuato a risultare positivo, fortunatamente nessun altro in famiglia lo era, però il tutto è durato 8-9 giorni. Finiti poi i 10 giorni di quarantena ho ripreso a giocare”.

 

Sei tornato in campo contro Portland: come ti senti a livello fisico? Senti ancora degli strascichi, al di là della normale ruggine per essere stato fermo?

“Sicuramente un po’ di ruggine c’è, ma fisicamente mi sento bene, il Covid non ha lasciato strascichi. Ora mi sento già bene, sono contento di come sono rientrato, ora è solo un ricordo”.

 

Parliamo della stagione. All’inizio hai avuto pochi minuti e un ruolo più marginale rispetto alla passata stagione, cosa c’era che non andava? Cosa è cambiato?

“La cosa fondamentale che è cambiata è che avevamo la squadra al completo, con il ritorno di due giocatori come De’Andre Hunter e Cam Reddish che lo scorso anno non avevano praticamente mai giocato. Quest’anno sono rientrati chiaramente con dei ruoli importanti e ci sono state nuove chimiche da costruire e stabilire. Sfortunatamente ci sono stati ancora troppi alti e bassi, tanti infortuni sia ‘normali’ che Covid, perciò la squadra non è praticamente mai stata al completo”.

 

Siamo a metà stagione: qual è la tua valutazione della stagione finora?

“Sicuramente non è una valutazione alta, abbiamo avuto più bassi che alti e un record negativo. Abbiamo tanto lavoro da fare per recuperare tutte le partite che abbiamo perso e lasciato indietro, non abbiamo molto tempo e dobbiamo cominciare a vincere subito”.

 

Soprattutto a livello difensivo state faticando: nelle ultime sei partite per quattro volte avete concesso 130 o più punti. Ti aspettavi così tante difficoltà, con un gruppo uguale allo scorso anno?

“No, non mi aspettavo un inizio così e un record così, e non mi aspettavo che la nostra difesa fosse così scarsa. Stiamo facendo molta fatica, sappiamo che offensivamente possiamo fare tanti punti ogni volta che scendiamo in campo. Parliamo della difesa tutti i giorni ma poi i risultati in campo non arrivano, ma sappiamo che è la cosa che dobbiamo migliorare”.

 

L’altro aspetto è che nei finali punto a punto il vostro rendimento offensivo è di 84.6 punti segnati su 100 possessi, il peggiore di tutta la NBA: hai qualche spiegazione?

“La spiegazione di questa statistica reale che ci vede all’ultimo posto in NBA è perché non ci sono gerarchie chiare e schemi di gioco chiari. Lo scorso anno erano molto più definiti: all’inizio eravamo la peggior squadra nei quarti periodi, ma dopo il cambio di allenatore siamo diventati la migliore. È una cosa che possiamo ancora fare, ma dobbiamo migliorare: quando si parla di partite punto a punto è fondamentale sapere chi deve avere la palla e quali schemi chiamare”.

 

A livello personale ti aspetti che accada qualcosa a livello di mercato?

“Le voci ci sono sempre, sono situazioni che nel mio caso si vivono un po’ da spettatore, perché le decisioni non sono prese da me ma da chi decide questi movimenti o se ci devono essere dei cambiamenti. Io sono chiaramente pronto a rimanere, mi farebbe piacere restare fino a fine stagione anche perché cambiare in corsa non è mai facile, per tanti motivi. Però tutto può succedere”.

 

Hai cambiato agenzia recentemente, passando da CAA a Excel: ci spieghi questo cambiamento?

“È molto semplice: io sono sempre stato con Michael Tellem, il mio agente. Lui ha cambiato agenzia passando da CAA a Excel e io automaticamente ho seguito lui, quindi anche io adesso sono con Excel”.

 

Una domanda su Paolo Banchero: l’hai visto giocare? Cosa ne pensi?

“Ho visto qualche partita, qualche highlights. Penso che sia un giocatore di grande talento, speriamo che in futuro possa essere un giocatore in grado di darci una mano con la maglia azzurra”.

 

[Testo di Zeno Pisani | Video di Sheyla Ornelas]



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