Insieme a Nintendo DS, non è mai esista console più identitaria di Nintendo Wii. Se è vero che le esclusive scandiscano spesso e volentieri il successo e l’apprezzamento di una piattaforma, a volte a discapito di altre, solo la bianca console che ha esordito nell’ormai lontano 2006 ha saputo legare in maniera indissolubile e vincolante l’hardware al software.

Da questo punto di vista, Wii Sports incarnò il manifesto della rinnovata filosofia della Grande N del post-Game Cube, che divenne al contempo manuale di stile per qualunque altro sviluppatore che, da lì in poi, avrebbe avuto l’intenzione di salire a bordo su un treno che, contraddicendo parecchi pronostici, viaggiò a lungo e in largo, distribuendo sul suo cammino milioni e milioni di esemplari.

Exergaming, Blue Ocean Strategy, Nintendo Difference, termini che divennero piuttosto noti agli appassionati dell’epoca; concetti e definizioni che rimandavano all’inevitabile e programmato allargamento del mercato, cercando e creando appassionati là dove prima non ce n’era traccia.

Con Wii U prima, ma anche con Nintendo Switch dopo, l’approccio della Grande N, intanto rimasta orfana del presidente Iwata, è cambiato sensibilmente, ridimensionando la proposta di produzioni bizzarre ed innovative, ad appannaggio di titoli più classici e legati ai tradizionali generi videoludici.

Nintendo Switch Sports incarna alla perfezione questa lenta transizione ad un approccio più moderato e mirato a creare un ponte ideale con cui collegare tutto ciò che è stata l’azienda sino al Game Cube e la potente rivoluzione che ha guidato il suo business model una generazione di console dopo.

La raccolta di minigiochi, del resto, pesca a piene mani dal prequel spirituale sia in termini di gameplay che di art design, ma qui e lì si ravvisano piccoli e grandi cambiamenti, segno della piena consapevolezza di Nintendo dei tempi che cambiano.

Dei Mii e del minimalismo che resero iconico il titolo venduto in bundle con ogni esemplare di Nintendo Wii resta ben poco. Avatar dai design appariscenti, negli abiti e nelle acconciature, fungono da anonimi atleti con cui sfidarsi in arene dense di dettagli. Non c’è alcuna pretesa di fotorealismo, beninteso, né di spingere al limite l’hardware. Dalle animazioni dei personaggi, agli effetti speciali sprigionati ad ogni impatto con la palla, sembra che i designer si siano imposti come termine di paragone Splatoon, vuoi per le forme e rotondità degli avatar, vuoi per la palette di colori, accesissima, che caratterizza ogni schermata del gioco.

II Calcio vive di qualche piccola ombra, a fronte di un’impostazione generale davvero divertente

Fatto salvo per qualche rarissimo calo del frame rate e per un pizzico di aliasing qui e là, Nintendo Switch Sports non sfigura affatto sul televisore di casa, raggiungendo, se possibile, un compromesso ancora migliore in termini di puro design di quanto non seppe fare, all’epoca, Wii Sports.

Anche per quanto riguarda la navigazione tra i menù, qualcosa è cambiato rispetto al passato. I grandi riquadri e le sparute schermate con cui avviare il minigioco di turno hanno lasciato spazio a Spocco Square e pop-up densi di spiegazioni con cui districarsi prima di accedere alla partita vera e propria. Il tutto resta ampiamente alla portata di chiunque, beninteso, ma è innegabile che l’immediatezza di Wii Sports sia stata sacrificata sull’altare di una produzione lievemente più profonda.

Lievemente, perché a ben vedere in certi casi siamo di fronte alle medesime meccaniche e allo stesso gameplay che solo superficialmente ha beneficiato delle maggiori potenzialità di console e Joy-Con. Sono una prova lampante di quanto appena affermato Tennis e Bowling, due tra le più apprezzate e giocate discipline su Nintendo Wii. La prima, esattamente come un tempo, non tiene affatto conto del movimento di braccio e polso per indirizzare la sfera. È il tempismo con cui la si colpisce a decretarne la traiettoria.

Il Bowling, dal canto suo, pur introducendo un’inedita modalità speciale, che dissemina lungo la pista ostacoli di vario genere di cui tenere conto al momento del lancio, sembra quasi ignorare buona parte delle sollecitazioni impresse al Joy-Con, teleguidando buona parte dei tiri che, immancabilmente o quasi, finiranno per colpire almeno un paio di birilli.

Molto meglio, in questo senso, il Badminton, novità assoluta per la saga. Qui, al contrario, è possibile indirizzare il colpo muovendo il polso al momento giusto e, complici le dimensioni più ridotte del campo, non infastidisce più di tanto che, anche questa volta, il movimento dell’avatar sia a totale appannaggio della CPU, senza possibilità di effettuare una scelta alternativa, eventualità che si ripresenta immutata anche nel già citato Tennis.

Strepitosa la Pallavolo in cui bagher, alzate, schiacciate e battute stesse, pur tenendo conto solo del tempismo con cui si impatta la sfera, si eseguono con gli stessi gesti che si sfodererebbero in campo. Grazie al buon ritmo dell’azione, che aumenta vertiginosamente se si colpisce la palla al momento giusto, si tratta senza alcun dubbio di una delle discipline migliori del pacchetto.

Lievemente più controverso il giudizio sul Chambara. L’introduzione di spade speciali e doppie, ognuna con punti di forza, debolezze e attacchi speciali attivabili dopo aver riempito la barra, donano un minimo di profondità al tutto. Eppure, di tanto in tanto, soprattutto quando presi dalla foga, vi accorgerete facilmente che i Joy-Con perdono più di un colpo. Poco male quando si attacca a testa bassa. Un po’ peggio quando ci si trincera in difesa, dove l’inclinazione del Joy-Con diventa fondamentale per parare e spingere conseguentemente verso il bordo dell’arena l’avversario con un rapido contrattacco.

Anche il Calcio vive di qualche piccola ombra, a fronte di un’impostazione generale davvero divertente. Il problema sono indubbiamente i Calci di Rigore, unica specialità in cui bisogna legarsi un Joy-Con alla gamba con la stessa fascia già vista all’opera ai tempi di Ring Fit Adventure e venduta nuovamente sia in bundle con Nintendo Switch Sports, sia singolarmente. Nonostante il posizionamento del controller possa dare l’idea di un sistema di controllo raffinato e preciso, anche in questo caso l’unica cosa che conta è il momento dell’impatto della sfera, al momento del cross (perché è di questo che si tratta e non di veri e propri calci di rigore). Per tirarla sotto al sette o comodamente al centro esatto della porta basta tempismo e poco altro, tant’è vero che, in realtà, basta agitare il Joy-Con anche se stretto in mano per avere buoni risultati.

Molto meglio l’altra modalità che avvicina la disciplina a Rocket League. Senza portieri e dovendo direzionare una palla dalle dimensioni molto generose, dovrete impugnare entrambi i Joy-Con per muovere l’atleta sul campo e, contemporaneamente, con ampi gesti delle braccia esibirvi in passaggi, tiri, scivolate, tuffi di testa e rovesciate. Più complicata in termini di control scheme rispetto agli altri sport, si tratta di quello sicuramente più soddisfacente per chi cerca qualcosa in più in termini di gameplay.

La magia di Wii Sports si ripresenta immutata, come se non fosse passato neanche un secondo dal 2006

Ovviamente qualsiasi discorso e giudizio va rivalutato in ottica multiplayer. Il Tennis, per esempio, avrà pure i suoi problemi e in termini di progressione, per quanto Nintendo Switch Sports si sforzi ad offrire qualcosa, tra capi di vestiario sbloccabili e classifiche, c’è poco da commentare vista l’assenza di una vera modalità in singolo. Tuttavia, non appena si avvia il software insieme a qualche amico, o pescando qualche giocatore nella rete, il tutto diventa dannatamente molto più divertente.

In questo senso, la magia di Wii Sports si ripresenta immutata, come se non fosse passato neanche un secondo dal 2006. Complice un netcode soddisfacente e un matchmaking degno di questo nome, anche online le cose funzionano alla grande, nonostante venga a perdersi quell’aspetto umano, sociale e “di contatto” che rende unico il multiplayer in locale.

Ovviamente, visto l’ampio utilizzo che viene fatto dei Joy-Con e dello split-screen quando si gioca in multiplayer locale, Nintendo Switch Sports è sostanzialmente ingiocabile da chi possiede la sola versione Lite della console. Equipaggiandosi di periferiche, a costo di grandi compressi, si può avviare e usufruire del software, certo, ma a conti fatti il sacrificio non vale assolutamente lo sforzo.

Non è facile ridurre ad un freddo numero ad un titolo come Nintendo Switch Sports. Si tratta di un gioco indubbiamente anacronistico, figlio di altri tempi, il cui lontano antenato è stato destinato ad una console estremamente diversa da Nintendo Switch.

Eppure, nonostante qualche défaillance qui e lì, davvero un peccato non aver aggiornato degnamente Tennis e Bowling, inevitabilmente ci si diverte alla grande. Agitarsi come ossessi davanti al televisore ha ancora il suo fascino e con gli amici giusti è un attimo perdere ore e ore nel tentativo di dimostrare di essere i più forti nella stanza.

Anche online le cose funzionano ottimamente, con la presenza di capi d’abbigliamento da sbloccare e classifiche mondiali ad incentivare l’animo competitivo che alberga in ognuno di noi.

Molto più che allora, non un titolo per tutti, nonostante il prezzo budget a cui è venduto (49,98€ su GameStop), potrebbe attrarre anche i semplici curiosi in cerca del perfetto party game, perché di questo, in soldoni, si tratta: di un party game semplicemente perfetto, in grado di tiranneggiare molte serate tra amici.

Valutate molto attentamente l’acquisto se non avete intenzione di giocarlo insieme ad amici on e off line.

 



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