Torino

di

Giulia Destefanis

C’è Cristina, 25 anni, che con la sua bambina di un anno e tre mesi è reduce da due settimane di stenti in un bunker di Kiev. Ci sono Tanya, scappata con le due figlie mentre il figlio di 21 è rimasto con il marito a combattere, e Valentina, anche lei un figlio lasciato tra le armi, che ha deciso di fuggire con la figlia disabile quando l’onda d’urto di una bomba l’ha disarcionata dalla sedia a rotelle. Tutte d’accordo su un punto: avevano resistito sperando che la guerra finisse presto, ma dopo l’orrore di Bucha la paura è troppo grande. E così meglio scappare. In via temporanea, dicono, sognando di poter tornare presto nel loro Paese. Sono le persone, 12 in tutto, arrivate in Italia grazie a una spedizione umanitaria non comune: quella dei Reapers Torino, una squadra di football americano, che, organizzata una raccolta fondi e caricati a bordo del furgone della squadra i beni raccolti dall’associazione Misericordia di Ivrea, è partita alla volta della Polonia. Per ben due volte. Ed è tornata con il furgone carico di persone che avevano chiesto di essere accolte in Italia. A coordinare l’accoglienza la rete torinese Mir Now, animata da Fondazione Paideia e cooperativa Pausa Caffè.
“Al confine tra Polonia e Ucraina c’è molta confusione, i volontari fanno quello che possono – racconta il presidente dei Reapers Andrea Canella – Per fortuna ci sono associazioni che lavorano senza sosta per incrociare la richiesta delle persone di raggiungere Paesi stranieri e la disponibilità di convogli come il nostro in partenza”. Perché lo hanno fatto? “La solidarietà è nello spirito dello sport e della nostra società – spiega – Quando è scoppiata la guerra ci siamo sentiti coinvolti, e abbiamo deciso di fare la nostra parte”.


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